Un piccolo imprenditore del settore Horeca consulta il decreto rilancio sul sito web

Decreto Rilancio: ecco le misure per le imprese

di Laura Magna

Il Decreto Rilancio è finalmente in Gazzetta Ufficiale. Non sono mancate le polemiche sulla validità e sull’adeguatezza delle misure che il governo ha scelto di adottare per il Rilancio del Paese. Forse, si poteva fare di più e si poteva fare meglio, ma va considerato che siamo alle prese con una crisi di gran lunga peggiore di quella del 2008 (con il Pil italiano 2020 atteso in calo di oltre il 10%, oltre il doppio di quanto perso nel post Lehman) e che l’Italia resta il Paese con il debito pubblico tra i più elevati d’Europa (e dunque con scarsissima capacità di manovra sulla spesa).

L’ultimo Decreto vale 55 miliardi di euro, quanto due leggi di Bilancio e pure se promette di essere inclusiva, lascia sicuramente qualcuno fuori, non risolve i problemi di tutti e scontenterà molti. Tuttavia per qualunque governo sarebbe stato un compito arduo, viste le premesse. Non è tempo di polemiche. Anche perché poi, le varie misure vengono sfruttate a piene mani. Lo dimostra il fatto, uno su tutti, che in fila per i prestiti del Decreto Liquidità si siano messe diverse grandi aziende italiane, a partire da Fca, che ha richiesto 6,3 miliardi con la garanzia pubblica, come riporta Milano Finanza. Un’operazione, quella dell’ex Fiat, presentata come a “sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese, a seguito alla riapertura degli stabilimenti italiani, avviata a fine aprile”. Un segnale che al di là di tutto, lo sforzo è tangibile e avrà effetti sul rilancio.

Vediamo allora una per una, quali sono le più importanti misure per le imprese dell’ultimo Decreto del governo Conte, senza la pretesa di essere esaustivi (per quello rimandiamo alla lettura delle circa 500 pagine del tomo originale).

Contributo a fondo perduto

Una novità molto attesa e acclamata dalla platea delle pmi il Decreto Rilancio la contiene all’art. 28. Si tratta del contributo a fondo perduto per le imprese che hanno subito un impatto rilevante dal lockdown pandemico. Le regole sono però molto rigide (per cui il contributo è riservato a pochi soggetti e non è certo una regalia a pioggia). In particolare, la misura è riservata alle pmi con fatturato 2019 inferiore ai 5 milioni e i cui ricavi di aprile 2020 siano inferiori ai due terzi di quelli di aprile 2019. Quest’ultima condizione relativa alla riduzione del fatturato non è richiesta per le società avviate nel 2019 e per quelle con sede nella “zona rossa”. L’ammontare del contributo a fondo perduto viene calcolato applicando una percentuale alla riduzione del fatturato. Ovvero, le imprese con fatturato fino a 400mila euro si vedranno assegnato un valore pari al 20% della riduzione del fatturato registrata; quelle tra 400mila e un milione il 15% e quelle tra 1 e 5 milioni il 10%. Il contributo è riconosciuto per un importo non inferiore a 2.000 euro e non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e Irap.

Cigs e altre misure per il lavoro

Nuove regole per la Cassa Integrazione. Il Decreto Rilancio dispone che potrà essere richiesta per una durata massima di 18 settimane, di cui 14 fruibili per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e quattro dal primo settembre al 31 ottobre 2020. Il governo ha snellito la procedura per la richiesta della Cassa in deroga per cui il datore potrà rivolgersi direttamente al’Inps – evitando il rimpallo con le Regioni - che entro 15 giorni erogherà un anticipo dell’assegno del 40%. Sono sospesi ex lege i licenziamenti per 5 mesi. Confermato per aprile il bonus di 600 euro che sarà erogato in automatico ai professionisti non iscritti agli ordini, ai co.co.co. in gestione separata, e ad artigiani, commercianti, coltivatori diretti, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo. A maggio viene erogato un ulteriore bonus di mille euro per i liberi professionisti titolari di partita Iva che hanno perso almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e ai co.co.co che hanno cessato il rapporto di lavoro.

Esclusione dal versamento dell'IRAP

La misura con l’impatto più immediato sulle imprese è contenuta all’art. 27 del Decreto Rilancio. Si tratta dell’esclusione dal versamento del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e della prima rata dell’acconto IRAP relativo al periodo di imposta successivo (ovvero a tutto il 2020). La norma è riservata alle società di capitali con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni (valore che si parametra sull’ultimo anno fiscale completo per cui è stato presentato un bilancio). A beneficiare di questa misura sono i soggetti di piccola e media dimensione che sono l’ossatura dell’economia reale italiane. L’altro verso della medaglia è che sono state escluse dalla platea dei beneficiari le imprese più grandi, anche se hanno subito una drastica riduzione del fatturato a causa del lockdown.

Ulteriore proroga della riscossione delle tasse

Dopo le prime proroghe contenute nel Decreto Liquidità, anche il Decreto Rilancio ne contiene una, ulteriore, per i versamenti relativi ai mesi di aprile e maggio 2020. La misura fa riferimento alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, all’imposta sul valore aggiunto (Iva) e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria per i soggetti esercenti attività d'impresa che hanno registrato una riduzione significativa del fatturato. Tali versamenti, originariamente rinviati al 30 giugno col Decreto Liquidità, per effetto del Decreto Rilancio sono dovuti in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 ovvero al massimo in quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020.

La sanificazione si fa con il credito d’imposta

L’art. 130-quater del Decreto Rilancio, abrogando la precedente misura agevolativa contenuta nel Decreto Cura Italia e Decreto Liquidità, introduce un credito di imposta al 60% (invece del precedente 50%) su un valore fino a 60mila euro (anziché 20mila) per le spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati. Il credito può essere utilizzato anche per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito di imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa ovvero in compensazione orizzontale con il Mod. F24. Il Decreto precisa, inoltre, che l’utilizzo in compensazione orizzontale del suddetto credito non soggiace ai limiti previsti per le compensazioni dei crediti di imposta e che lo stesso non ha rilevanza fiscale in quanto non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini Ires che Irap.

Crediti compensabili fino a un milione di euro

Per l’anno 2020 il credito compensabile tramite F24 sale da 700mila euro a un milione. Lo prevede l’art. 158 del Decreto Rilancio. Il valore è rimborsabile in conto fiscale. La misura rappresenta uno strumento utile per incrementare la liquidità delle imprese, favorendo lo smobilizzo dei crediti tributari e contributivi, anche se la soglia fissata la rende inadeguata per i soggetti di più rilevanti dimensioni.

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