Il credit crunch morde le Pmi italiane. Ma il FinTech può fornire le risorse che mancano

Il credit crunch morde le Pmi italiane. Ma il FinTech può fornire le risorse che mancano

di Redazione

Le imprese italiane? Sono a corto di liquidità. Ma una soluzione esiste - da poco - e si chiama FinTech. Ne abbiamo parlato con Emanuele Egidio, associate partner PwC Deals. Ma partiamo dai numeri. Il credit crunch morde senza sosta a partire dalla crisi del 2008: le banche hanno stretto le maglie, soprattutto a danno delle piccole e medie imprese, per ragioni che non hanno a che fare con la solvibilità ma piuttosto con i parametri di patrimonializzazione delle banche.

Secondo i dati di Banca d’Italia, rielaborati da Unimpresa solo nel 2018 sono mancati all’appello cinquanta miliardi di euro (-6,6%), 22 miliardi in finanziamenti a breve e 24 miliardi di lungo periodo; eppure negli ultimi 12 mesi, da dicembre 2017 a dicembre 2018, le rate non pagate (sofferenze) registrano una diminuzione di oltre 67 miliardi (-40,17%), passando da 167 miliardi a 100 miliardi.

Secondo Confartigianato, “in un contesto caratterizzato da una bassa crescita, prosegue la riduzione del rapporto tra credito bancario e PIL che a fine 2018 è del 74,6%, quasi venti punti inferiore al 93,4% del terzo trimestre del 2011. Si accentuano i segnali negativi sul fronte del credito alle imprese, in particolare per le piccole imprese”. Gli ultimi dati sui prestiti alle piccole imprese relativi a dicembre 2018 indicano una diminuzione dell’1,1%, calo più intenso rispetto a quello registrato a settembre 2018 (-0,8%), a fronte di una crescita dell’1,2% dei prestiti al totale delle imprese.

La ragione sta in un’analisi di Bankitalia, che spiega come, in sostanza, le banche attribuiscano alle microimprese una rischiosità aggiuntiva a parità di condizioni di bilancio. In maniera del tutto arbitraria: infatti, sempre secondo Banca d’Italia, a fine 2017 una piccola impresa italiana registrava una quota di crediti deteriorati del 23,5% contro il 25,1% della media delle imprese, unitamente a una qualità migliore rispetto alla media in 14 regioni italiane, tra cui: Liguria con un delta del 9,3%, Molise a +6,5%, Sardegna (5,4%), Campania (4,8%) ed Emilia–Romagna (4,7%).

Proprio per far fronte a questa situazione, da qualche anno, sono sorte forme alternative di funding, dai minibond al p2p lending, i prestiti disintermediati che vengono erogati da piattaforme FinTech. Secondo quanto riportato da “p2plendingitalia”, le principali dieci piattaforme italiane che si occupano di prestiti alle imprese hanno erogato a poco meno di 1,6 miliardi a giugno 2018, con una crescita trimestre-su-trimestre del 23% e anno-su-anno del +142%. Una cifra ancora insufficiente per colmare il gap delle imprese ma che potrebbe crescere molto rapidamente.

credit crunch

La crescita del mercato italiano è straordinaria, anche nel contesto europeo,

dice a MBL Emanuele Egidio, associate partner PwC Deals -

Basti pensare che nel 2018 il mercato italiano del P2P dello Specialized Lending (P2P e Invoice Trading) in termini di volumi ha rappresentato il 13% del mercato inglese (il 49% tenendo conto del business legato allo sconto fatture), il quale nonostante la Brexit, resta il leader europeo nel P2P Lending dimostrando una crescita a doppia cifra anche nel 2018 (+20% rispetto all’anno precedente), con un+21% rispetto all’erogazione di credito alle PMI rispetto al 2017”.

E non è un caso che, un altro report Pwc “Harnessing the power of disruption” ritiene che il settore dello SME Lending che attualmente rappresenta il 10% della market share complessiva dei prestiti alle imprese britannici, si potrebbe attestare al 37% del mercato nel 2030, con una stima di ricavi pari a 4,1 miliardi di sterline.

Tuttavia, anche se l’Italia si colloca come uno dei mercati più stimolanti per volumi e a più elevata crescita, in termini di sviluppo dei modelli di business accusa qualche ritardo.

crediti alle imprese fintech

Proprio perché il mercato italiano appare ancora in una fase di iniziale, come una start up su cui potenzialmente scommettere, le stime rispetto alla quota di mercato prospettica appaiono ancora premature soprattutto considerando che il peso di questo nuovo business appare ancora molto lontano rispetto a quello presidiato dai canali bancari tradizionali, tuttavia il gap non sembra irraggiungibile. In termini di volumi erogati, il business del P2P Lending potrebbe conquistare “agevolmente” il 10%della market share dei prestiti a breve e a medio termine in Italia, qualora il tasso di crescita di questo mercato mostrasse una tendenza, simile a quella inglese, a sviluppare un CAGR di oltre il 40%nei prossimi dodici anni, superando nel 2028 la soglia dei 38 miliardi di euro di erogazioni.

Questo perché le micro imprese hanno dati non affidabili e hanno difficoltà a fare reporting ufficiale e le banche le finanziano solo a fronte di garanzie personali dell’imprenditore. “

Un primo spiraglio si sta aprendo sul segmento che le banche non sanno analizzare e che è più rischioso e dove il cost income non regge

– dice ancora Egidio -

E in questo contesto si distinguono BorsadelCredito.it, (p2p Lending), Workinoice e Credimi sull’invoice trading, che è uno strumento molto flessibile rispetto all’anticipo fatture bancario e piace alle aziende italiane come forma di finanziamento del working capital”. Un’altra caratteristica peculiare di questo nuovo business è rappresentato infatti “dal modello di servizio innovativo e snello, che garantisce una drastica riduzione delle tempistiche legate all’erogazione di un prestito (in media tre giorni), contro le dieci settimane dei canali bancari tradizionali. Da un lato il richiedente che crea l’account e fornisce i documenti necessari per l’istruttoria e dall’altro la piattaforma di P2P Lending che opera per il tramite di algoritmi evoluti, restituendo un primo scoring rappresentativo del punteggio della PMI. L’algoritmo si avvale anche di big data per offrire una valutazione a 360 gradi.

L’unico limite a una ulteriore crescita è dunque rappresentato dagli investitori istituzionali.

Che nel nostro Paese non giocano una partita attiva in questo settore, non sfruttando appieno le potenziali sinergie ottenibili da una collaborazione con le società di P2PFintech specializzate sul Lending, così come osserviamo nel mercato inglese, in cui le banche sono molto proattive nell’acquistare e cartolarizzare i loan generati dai P2P Lender diversificando i rischi dei loro portafogli. In Italia solo quando tale modello sarà replicato da investitori istituzionali, il mercato si aprirà veramente.

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