Imprenditori ottengono finanziamenti attraverso il Fintech

P2p lending, invoice trading, noleggio operativo: tutte le soluzioni per trovare liquidità (e corazzarsi per la ripresa)

di Laura Magna

Dopo un decennio difficile, con le maglie del credito bancario che si stringevano per la necessità delle banche di rispettare requisiti patrimoniali sempre più stringenti, le pmi travolte dal lockdown annaspano alla ricerca di liquidità. Una liquidità che è possibile trovare anche fuori dalle banche.

Mentre ancora non è chiaro in che tempi i 400 miliardi di euro garantiti dalle norme del Decreto Liquidità di Giuseppe Conte arriveranno alle imprese, le imprese italiane sono pronte a ripartire. Hanno lavorato nelle settimane di lockdown per adeguare strutture e organizzazioni in modo da renderle sicure per i lavoratori, il “capitale umano” su cui si reggono e proliferano. Nel frattempo però molte si sono trovate a corto di cassa a causa della forte riduzione, fino all’azzeramento, del fatturato e mentre le banche fanno i loro calcoli, di certo non possono aspettare. Per fortuna sul mercato esistono soluzioni diverse dal credito bancario, utili ad affrontare sia l’emergenza attuale, sia la ripartenza.

FinTech per l’emergenza

In prima linea sono scese in campo le FinTech italiane, con prodotti di finanziamento che usando i processi solidi e rapidi di istruttoria propri del settore, consentono di trasferire in tempo reale la liquidità sui conti delle pmi.

«Senza dubbio andava affrontata con priorità assoluta l’emergenza sanitaria, ma non si può dimenticare che nel breve termine il danno per le imprese potrebbe trasformarsi in una nuova emergenza sociale»,

dice a MyBusinessLab Antonio Lafiosca, coo di BorsadelCredito.it, marketplace dei prestiti per le pmi che il 24 marzo ha lanciato il suo nuovo prodotto, Cash anti Covid-19.

«Lo abbiamo creato in una settimana e ci siamo riusciti grazie alla nostra natura a elevato contenuto hi tech: si tratta di un finanziamento bullet della durata di 6 mesi progettato per coprire il 100% delle spese correnti delle PMI per il prossimo semestre (salari e stipendi, affitti, utenze). Le imprese fino a 10 milioni di fatturato possono accedere a un prestito fino a 300mila euro; e quelle con un giro di affari sopra la soglia dei 10 milioni avranno la possibilità di ottenere liquidità fino a 500mila euro. L’erogazione sarà modulata sulla base dell’indicazione dei costi nell’ultimo bilancio disponibile e sarà disponibile sul conto corrente delle imprese nel giro di 48 ore, subordinatamente a una rigorosa analisi del merito creditizio che BorsadelCredito.it conduce sulla base dell’algoritmo proprietario di AI».

La liquidità è il problema più urgente oggi per le pmi: secondo i calcoli dell’Osservatorio sul working capital di Cribis e Workinvoice, il fabbisogno finanziario aggiuntivo delle imprese sarà di almeno 15 miliardi di euro nei prossimi 3 mesi e 45 miliardi in tutto il 2020. Ovviamente ci saranno settori più colpiti, come quelli del commercio all’ingrosso, del turismo/leisure, della manifattura, del tessile e dell’abbigliamento.

E se si monetizzassero le fatture?

Piccolo imprenditore davanti al computer

La piattaforma di invoice trading Workinvoice, nei giorni scorsi, ha lanciato un’idea: offrire una garanzia pubblica anche alle compagnie che assicurano i crediti commerciali per consentire alle aziende di monetizzare le proprie fatture emesse e non ancora incassate, senza ricorrere al debito.

«Siamo nel mezzo di una profonda crisi di liquidità che difficilmente si potrà risolvere aumentando il debito delle imprese verso le banche»,

dice Matteo Tarroni, Founder e CEO di Workinvoice.

«D’altro canto le imprese italiane hanno in pancia una montagna di crediti commerciali: secondo l’ultimo Osservatorio del Politecnico di Milanosono 483 miliardi di euro, di cui circa 300 miliardi sono tuttora a bilancio e potrebbero essere trasformati in liquidità con strumenti come l’anticipo fatture bancario, il factoring, l’invoice trading. Ma perché ciò avvenga in maniera efficace sarebbe utile eliminare il rischio di mancato pagamento, con una copertura assicurativa, che le compagnie di assicurazione crediti a loro volta sarebbero incentivate a offrire a fronte di una garanzia pubblica in tutto simile a quella vigente per le banche che erogano prestiti e in vigore in Francia e Germania».

I vantaggi per le imprese cedenti ma anche per tutta la filiera di cui esse fanno parte sarebbero diversi. Il primo è che la cessione delle fatture non crea debito in capo all’azienda: al contrario, il prestito bancario, anche se garantito dallo Stato, deve essere in ogni caso restituito dalle imprese alle banche entro 6 anni. La misura, infatti, è a favore dei soggetti eroganti (le banche) che in caso di insolvenza dell’impresa possono affidarsi alla garanzia. L’impresa, se non onora il suo debito, fallisce comunque. Al contrario, vendendo i propri crediti commerciali la situazione debitoria dell’azienda non muta (mentre migliora la sua posizione finanziaria netta). La cessione delle fatture è, inoltre, una misura mirata che consente di allocare le risorse non “a pioggia” (rischiandone la dispersione anche verso aziende che erano già in difficoltà prima dell’emergenza), ma esattamente nel sistema produttivo, laddove possono creare valore.

«Infine, questo meccanismo finanziario incentiva l’effetto positivo di trasmissione: se un’azienda incassa la fattura in tempi brevi perché è riuscita a cederla a un intermediario finanziario, pagherà prima i fornitori, generando un effetto benefico sulla filiera», continua Tarroni.

Aumentano le collaborazioni con le banche

Stanno aumentando esponenzialmente anche le collaborazioni tra nuovi e vecchi istituti finanziari, accelerando un processo necessario già in atto. È il caso di Credimi e Banca Generali: si chiama Italianonsiferma ed è un’emissione che vede in qualità di anchor investor per una junior tranche pari al 10%, il Fondo Straordinario Internazionale di Generali. Un intervento che ha due funzioni: da un lato di aumentare la garanzia sull’emissione (all’80% garantita dal Fondo pubblico per le pmi) dall’altro di moltiplicare la raccolta del credito in un rapporto di 1 a 10 (per ogni euro stanziato da Generali ne vengono raccolti complessivamente 10 per le imprese, gli altri 9 da investitori privati). Questa operazione porterà in poche settimane 100 milioni di euro a migliaia di piccole aziende italiane che potranno effettuare la richiesta attraverso la piattaforma di Credimi in 1 minuto, tramite la sola partita iva, da qualsiasi device, a qualsiasi ora di qualunque giornata.

«La risposta si ottiene in tre giorni, e l’erogazione poco dopo. Velocità e semplicità di utilizzo sono possibili grazie a una utilizzazione intensa di dati, algoritmi di analisi del rischio, automazione e sistemi di riconoscimento remoto del cliente»,

spiega Ignazio Rocco di Torrepadula, ceo & founder di Credimi.

«Vorremmo arrivare a un volume complessivo di raccolta di almeno 500 milioni di euro nelle prossime settimane. Che equivale a sostenere circa 100.000 piccole aziende, e complessivamente un milione di posti di lavoro. Con risorse interamente private».

Il noleggio operativo per tagliare costi fissi e finanziarie il riassetto organizzativo

Una piccola imprenditrice nel suo laboratorio con in mano un tablet

C’è da dire che le pmi arrivano da un decennio di credito bancario che è andato via via erodendosi e da un periodo altrettanto lungo di investimenti pressoché fermi. Un decennio iniziato con la crisi dei mutui subprime e concluso con la crisi del Covid 19. Eventi che hanno avuto un impatto tremendo sulla fiducia e che tuttavia le pmi hanno cercato di superare agendo: secondo l'ultimo Rapporto Cerved nel 2019 ben il 40,1% degli imprenditori italiani ha autofinanziato la propria attività, mentre nel 2009 lo aveva fatto solo il 29%. Così, oggi, per il 59% delle PMI il canale bancario non è più dominante (pesa per meno del 10%), mentre per il 37% di esse pesa per il 10% e solo per il 4% è ancora prioritario.

A questo si è aggiunto l’avvento di forme alternative di liquidità, come quelle offerte del FinTech, di cui abbiamo parlato e come il noleggio operativo, che consente di dotarsi degli strumenti e delle tecnologie più evolute in maniera semplice e sostenibile ottenendo anche, di fatto, finanza. Il noleggio operativo è, tra le diverse soluzioni per le PMI, probabilmente la più nuova: il funzionamento prevede una sorta di patto fiduciario tra fornitori di beni strumentali, aziende utilizzatrici e società commerciali che acquistano dai fornitori e noleggiano agli utilizzatori. Questo consente di eliminare la gestione di ammortamenti, cespiti e smaltimenti di macchine a fine vita; garantisce sostenibilità economica senza indebitamenti bancari nonché la conservazione di liquidità; e consente di rinnovare continuamente le macchine. L'innovazione, che a ben vedere è ciò che può fare la differenza tra successo e fallimento, non è possibile senza investimenti e senza finanza, ma soprattutto senza fiducia. Il noleggio operativo coniuga tutti questi elementi e apre una frontiera nuova per le pmi che vogliono sollevarsi e riprende a camminare nonostante le batoste.

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