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Brexit: i costi dell’addio più incerto della storia e le regole Ue per limitare i danni per le PMI

di Laura Magna

Doveva dire addio all’Ue lo scorso 29 marzo e la premier Theresa May era riuscita a negoziare con i 27 un accordo di uscita morbida che consentisse di conservare i privilegi commerciali di chi dell’Unione fa parte. Ma una lotta interna al Parlamento britannico e l’incapacità di ottenere il consenso da parte del suo stesso partito dei Tory ha impedito che ciò avvenisse. Però l’Unione europea, piuttosto che cacciare in male modo l’ospite che ormai dovrebbe essere indesiderato, ha concesso altro tempo. Inizialmente fino al 12 aprile poi, visto che non è bastato, fino al 31 ottobre. Tempo che servirà a May per trovare una soluzione che accontenti tutti – probabilmente l’Unione doganale – anche se questo dovesse costarle la carriera politica.

I costi miliardari della Brexit

Un accordo che ogni europeo dovrebbe desiderare, visto che una hard Brexit, secondo un recente studio della società tedesca Bertelsmann Stiftung costerebbe ai 27 membri residui dell’Ue 40,4 miliardi di euro all'anno e al Regno Unito 57,3 miliardi . La sola Germania riscontrerebbe perdite annue di 9,5 miliardi, la Francia 8 miliardi e l’Italia 6 miliardi. Beninteso, anche un’uscita soft avrebbe il suo costo: 32 miliardi all’anno per il Regno Unito e 22 miliardi per gli altri Paesi Ue.

Brexit: i costi dell’addio più incerto della storia e le regole Ue per limitare i danni per le PMI

Le conseguenze per le PMI europee che fanno affari con il Regno Unito

Non è un caso che l’Ue abbia stilato una serie di regole per gestire l’uscita del Regno Unito limitandone al massimo i danni sui conti delle PMI europee in caso di mancato accordo, ovvero nel caso in cui il Regno Unito sarà trattato a fini doganali come un paese extra-UE. La Brexit avrà ripercussioni su tutte le imprese che vendono o acquistano beni o servizi dal Regno Unito e che in generale movimentano merci attraverso il Paese.

Senza un periodo transitorio (come previsto dall'accordo di recesso) o un accordo definitivo, le relazioni commerciali con il Regno Unito saranno disciplinate dalle norme generali dell'OMC, senza l'applicazione di preferenze. Ciò implica, una serie di conseguenze. In particolare, l’applicazione dei dazi doganali alle merci che arrivano dal Regno Unito in Europa, con tutte le formalità doganali collegate (dovranno essere presentate dichiarazioni e le autorità doganali potranno esigere garanzie per i debiti doganali potenziali o esistenti).

Ad alcune merci che entrano nell'UE dal Regno Unito possono applicarsi anche divieti o restrizioni, il che significa che possono essere richieste licenze di importazione o di esportazione. Non saranno più valide nell’Ue a 27 le licenze di importazione e di esportazione, le autorizzazioni per le semplificazioni doganali e quelle che conferiscono lo status di operatore economico autorizzato rilasciate dal Regno Unito. E cambieranno le norme per la dichiarazione e il pagamento dell’Iva, che sarà applicata dagli Stati membri alle merci che entrano nel Regno Unito.

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Le regole Ue perché ripararsi da una eventuale hard exit

L’Ue suggerisce una serie di contromisure concrete per cercare di essere in anticipo rispetto a tutti i rischi elencati. Da azioni semplici come per esempio quella di registrare la propria impresa che effettui scambi commerciali con il Regno Unito o trasferisce merci attraverso il Regno Unito presso le autorità doganali nazionali per commerciare con paesi extra-UE fino all’adeguamento delle risorse umane (personale formato in materia doganale) e tecniche (sistemi informatici e di altro tipo) e al dialogo con i partner commerciali (fornitori, intermediari, vettori, ecc.) per prevenire impatti sulla supply chain.

L’autorità doganale nazionale diventa un punto di riferimento importante perché può istruire la PMI su eventuali semplificazioni e agevolazioni disponibili (come garanzie globali con importi ridotti o esenzioni) e può rilasciare la qualifica di operatore economico autorizzato (AEO). La Ue fornisce una serie di documenti utili, tra cui un vademecum sintetico sulle sette cose che le imprese dell'UE-27 devono sapere per prepararsi alla Brexit e una serie di note orientative su specifiche materia. Vale la pena informarsi anche perché più passa il tempo più aumenta l’incertezza e l’incertezza è il peggior virus per l’attività di impresa.

L’uscita del Regno Unito dall’Ue, sancita da un referendum popolare votato più di tre anni fa, è stata rimandata al 31 ottobre. Il tempo servirà per trovare un consenso parlamentare che consenta ai britannici una soluzione soft. Il costo economico varia dai 22 ai 57 miliardi all’anno per il Regno Unito e dai 22 ai miliardi per i 27 membri dell’Ue. Ecco come ripararsi dagli scossoni.

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