Big data intelligenza artificiale professioni del futuro

Consulenti aziendali: il futuro delle professioni economico-legali si giocherà sulla capacità di gestire i dati

di Laura Magna

Digitalizzarsi per fidelizzare le imprese clienti e per sopravvivere nel mondo 4.0. Una via obbligata per gli studi professionali: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari sembrano esserne consapevoli, se hanno speso in Itc 1.265 milioni di euro nel 2018, +7,9% anno su anno, un incremento molto superiore all’aumento registrato dalle imprese nello stesso periodo (+0,7%), secondo Assintel. Lo rileva il recente aggiornamento dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano che analizza i bilanci di oltre 150mila studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro: si tratta di realtà con una dimensione micro, la metà con fatturati fino a 100mila euro e il 75% fino a 300mila.

Commenta Claudio Rorato, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

Le professioni economico-giuridiche mostrano una crescente consapevolezza sulle tematiche digitali, sulle nuove dinamiche di mercato e sull’impiego delle soluzioni informatiche in grado di migliorare con una certa ambizione i modelli organizzativi e di business. E l’impatto delle nuove tecnologie sulla redditività degli studi gli dà ragione: oltre la metà degli studi in cui sono più presenti strumenti digitali ad alto tasso di innovatività ha registrato un aumento superiore al 10%. Le sfida per il futuro sarà aumentare la diffusione di cultura innovativa e approccio collaborativo, che adesso, pur in crescita, interessa circa un terzo degli studi professionali

donna studio legale che lavora su un portatile

Attualmente il 55% degli studi ritiene la propria dotazione hitech adatta alle esigenze attuali, ma teme che sia inadeguata in previsione futura. E nel 2018 solo l’1% non ha investito in Ict. Gli studi multidisciplinari si confermano la categoria professionale che investe maggiormente in strumenti digitali, con una spesa media di 15.500 euro (+9,9%), seguiti dai commercialisti con 9.400 euro (+6,8%), dai consulenti del lavoro con 8.900 euro (+2,3%%) e dagli avvocati, che con 6.000 euro di investimenti sono i professionisti col budget più limitato ma con la crescita di spesa più significativa (+13,2%).

Ma non è tutto oro quel che luccica: i dati mostrano che in realtà per il 61% degli studi professionali il livello di digitalizzazione sia scarso o appena sufficiente. Continua Rorato:

Soltanto una percentuale compresa fra il 36% e il 39% circa degli studi professionali si colloca a un livello elevato nelle tre componenti tipiche dell’economia digitale: collaborazione, digitalizzazione e cultura dell’innovazione. Tuttavia, la fascia di professionisti con un punteggio sufficiente in queste dimensioni tende ad allargarsi rispetto agli anni precedenti. È il segnale della crescita dell’alfabetizzazione digitale tra i professionisti, anche se a un livello ancora poco evoluto.

Dunque, l’adozione delle tecnologie è in crescita, ma non necessariamente i professionisti fanno questo genere di investimento con un’ottica strategica, molto spesso sono guidati più dagli obblighi normativi. Lo dimostra il fatto che le tecnologie più diffuse siano la fatturazione elettronica (lo strumento che cresce maggiormente, dal 42% all’82%) e la conservazione digitale a norma (47%) con la firma elettronica in testa, già adottata dal 97% degli studi. Ma dalla ricerca emerge anche un crescente interesse per altre tecnologie, come i portali per la condivisione di documenti con la clientela (+10%), i software per il controllo di gestione (+9%), per le videochiamate (+8%) e per la gestione documentale (+7%). Stenta ancora a decollare il sito internet, stabile sia nell’utilizzo (38%) sia nell’interesse (27%).

due persone lavorano al computer sulle strategie d'investimento

Tra gli studi che hanno iniziato a usare il digitale, meno del 20% lo ha fatto per rendere più efficienti i processi lavorativi e il resto (più dell’80%) solo su sollecitazione normativa. Tuttavia anche tra questi ultimi una quota proietta quella che nasce come un’esigenza in un miglioramento dell’efficienza interna. Sono davvero pochissimi – in entrambe le categorie - coloro che vedono la tecnologia come uno strumento per aumentare le relazioni con la clientela o offrire servizi innovativi. Pian piano però stiamo assistendo a un cambiamento culturale

continua Rorato. E se vista come un male necessario più che come un’opportunità la digitalizzazione rischia di trasformarsi in un’occasione mancata:

Per effetto della crisi e del lento ma progressivo cambio generazionale, alcuni pilastri inamovibili nella relazione tra aziende a studi oggi sono un po’ meno solidi. Le aziende sono più attente all’efficienza, quindi preferiscono studi multidisciplinari, studi che si occupano di contrattualistica, di recupero del credito fiscale, di contabilità e legale. In secondo luogo chiedono ai professionisti una maggiore proattività nelle soluzioni di azienda che impattano la gestione caratteristica, ovvero la parte del conto economico che deve remunerare il capitale di rischio. E chiedono supporto per migliorare i processi lavorativi interni. Per esempio, la gestione del ciclo dell’ordine prevede che si vada molto oltre la dematerializzazione del documento: è necessario digitalizzare un processo - dalla preparazione dell’ordine, ai documenti di spedizione, alla fattura, alla conciliazione dei pagamenti - per contribuire a migliorare i margini aziendali.

spiega Rorato sottolineando come questi servizi si possano fornire solo con strumenti digitali.

Gli imprenditori italiani sono tecnici non così attenti alla parte gestionale, quindi vogliono servizi semplici immediatamente fruibili che consentono a uno sguardo la comprensione dello stato di salute dell’azienda. Controllo di gestione, gestione finanziaria e risorse umane sono le aree per cui esiste la domanda più evoluta da parte delle aziende.

La sfida futura, conclude Rorato, si giocherà sui dati.

Che sono un grosso patrimonio mai sfruttato finora dai professionisti: d’altronde se il 70% delle PMI si dice soddisfatto dei servizi tradizionali offerti dai consulenti, solo il 29% condividerebbe altri dati con gli studi professionali, che in generale appaiono impreparati su questo fronte. Appena un quarto fornisce servizi di controllo di gestione e circa il 3% utilizza i software di business intelligence per organizzare servizi basati sui dati.

Ed è proprio su questo aspetto che nel futuro si distingueranno i consulenti aziendali di successo.

Potrebbero interessarti:

Metti una marcia in più al tuo Business!

segui l'esempio di tanti colleghi imprenditori, segui My Business Lab!

Lucia Bussi

Lucia Bussi

Responsabile Filiale Grenke Como


Ciò che fa la differenza è la possibilità di investire il capitale su ciò che è davvero strategico per il business, senza immobilizzarlo su ciò che strategico non è.

Matteo Azzoni

Matteo Azzoni

Responsabile Filiale Grenke Brescia


La possibilità di rinnovare i tuoi beni quando vuoi, lavorando sempre con le attrezzature più aggiornate, è un vantaggio strategico determinante.

Fabrizio Mantovani

Fabrizio Mantovani

Business Development & Support Director MBE


La sfida è riuscire a sviluppare un secondo business che sviluppi l'offerta alla clientela sfruttando il più possibile l’organizzazione e le risorse del business principale.

Antonio Baldan

Antonio Baldan

CEO, Baldan Group


Per poter dirigere un gruppo bisogna avere prima esperienza del lavoro dei propri collaboratori. Non si nasce “imparati”.