Imparare la resilienza dalle aziende millenarie: tre storie italiane

Imparare la resilienza dalle aziende millenarie: tre storie italiane

di Laura Magna

Sopravvivere a una nuova tecnologia, al cambiamento di gusti del consumatore, al dumping sui prezzi che arriva da nuovi mercati, alle crisi, persino alle rivoluzioni industriali. Ci sono riuscite le imprese associate di Henokiens , organizzazione globale che rappresenta quelle la cui fondazione risale ad almeno due secoli fa.

E, sorpresa, nella top ten stilata delle aziende mondiali più longeve, stilata dal magazine Usa Family Business , compaiono ben sei imprese italiane. La più antica risale addirittura all’anno Mille: il produttore delle campane Marinelli, nel Molise. Poi ci sono, in ordine di “anzianità” Barovier&Toso, vetreria di Murano, fondata nel 1295; i Camuffo di Portogruaro, che firmano yacht di lusso dal 1438; e ben tre fiorentine (oltre a Ricasoli, che propone il suo vino al mercato dal 1141, la cantina Antinori e la orafa Torrini).

Anche l’Italia ha la sua Unione delle imprese storiche. Imprese in grado di passare indenni dal vapore, al bit, alla robotica, all’Internet delle cose. Se c’è un tratto comune in queste aziende, diverse per età, geografia, settore di attività è proprio la capacità di adattarsi. E se esiste un segreto per imparare la resilienza, di certo è dentro le loro storie: noi abbiamo scelto di raccontarne tre.

Torrini, dalle sculture alla stampa 3D

La prima è quella di Fabrizio Torrini, patron dell’omonima azienda orafa, il cui marchio fu registrato per la prima volta nel 1369 da Jacopus Turini della Scharperia. Inizialmente scultori, nel 1700 i Turini divennero orafi:

Mio nonno trovò casa sua completamente distrutta, tornato dalla guerra nel ’45: tutto ciò che gli era rimasto era un negozietto a Chianciano. Con quello e la licenza ha ricominciato a vendere oro, in un ambiente come quello del boom economico post guerra che fino agli anni ’80 è stato molto favorevole

dice Torrini. Nel 2010 il raddoppio del prezzo dell’oro ha generato una crisi significativa: ma Torrini ha venduto i beni immobiliari per ripianare le perdite e riformulato la strategia intorno al core business.

Il prodotto è stato cannibalizzato un po’ dai mercati orientali e dall’uso di materie prime meno costose come l’acciaio che oggi le macchine a controllo numerico consentono di lavorare ottenendo oggetti gradevoli. È un mondo nuovo rispetto al 1700, ma anche rispetto al 2000.

Un mondo che l’orafo fiorentino ha fronteggiato inventando un servizio di facility produttiva conto terzi, che va dal progetto alla realizzazione dell’oggetto. Spiega Torrini

Il gioiello non è solo più arte applicata, ma c’è uno studio scientifico dietro. Il digitale ha portato il miglioramento nella fase di prototipo, la tecnologia 3D diminuisce la complessità e il costo della fase di progetto.

Torrini
torrinishop.net

Gli yacht di lusso Camuffo? Nel 1400 erano navi da guerra

A Portogruaro, nella provincia veneziana, c’è un cantiere navale in cui da 19 generazioni si tramandano i segreti per costruire imbarcazioni. Il primo dei Camuffo si chiamava El Ham-Mufti, “voce del porto” ed era il miglior maestro d’ascia, oggi si direbbe ingegnere navale, della sua epoca.

Nel 1400 il suo discendente Petrus Camuffo viveva a Candia (l’attuale Creta), ma con la caduta di Costantinopoli, fuggì in Italia. Racconta Giacomo, che insieme al fratello Marco, entrambi over 85, dirige ancora il gruppo:

A Portogruaro i Camuffo arrivano nel 1840. Nostro padre Luigi, nel 1927, escluso dalla successione in quanto terzogenito, si mise in proprio e costruì il primo motoscafo Camuffo, un nove metri con motore Fiat da 24 cavalli. Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo scelto di dedicarci esclusivamente alle imbarcazioni da diporto.

Che sono costruite internamente in legno: “l’unico materiale da barca”, dice fiero Giacomo che però, tiene a precisare, come negli anni abbia anche integrato in un materiale classico la tecnologia più d’avanguardia:

Il rivestimento esterno dell’intero scafo è realizzato con l’impiego di superlamellare corazzato marino: fogli molto sottili di legni anche diversi sovrapposti e incollati mediante colle fenoliche termoindurenti irreversibili. Questo materiale non ha confronto con vetroresina, compositi, ferro o alluminio. La tecnologia è stata impiegata anche per ridurre il consumo del 55% a parità di peso e potenza, rispetto ai nostri concorrenti.

Barche Camuffo
Nautica GM

L’ultima fonderia che fa campane è molisana

La medaglia d’oro delle matusalemmi della produzione italiane spetta a Marinelli, una fonderia che ad Agnone, provincia di Isernia, realizza campane dall’anno Mille.

Tutte le nostre campane sono di alta qualità: il bronzo è formato esclusivamente da rame e stagno puro

così i due fratelli amministratori Armando e Pasquale i quali raccontano, anche in questo caso, una storia travagliata.

Durante la seconda guerra mondiale, Palazzo Marinelli fu occupato dalle truppe tedesche che lo utilizzarono come Quartier Generale: le campane furono fuse e il bronzo utilizzato per la costruzione di armi. Tutti i documenti bruciati per alimentare le stufe. Ma già nel 1949 eravamo di nuovo in grado di fondere le campane della Badia di Montecassino, devastata dai bombardamenti

spiegano i Marinelli. Che non si arresero neppure quando, nel 1950, un incendio li costrinse ad abbandonare la vecchia sede e a realizzare una nuova officina alla periferia di Agnone, dove ancora, dopo Mille anni, fondono campane.

Campane Marinelli
molisedoc

Queste storie lanciano un messaggio di fondo, che qualcun imprenditore dovrebbe tenere fisso in mente: che il fuoco sacro non lo spegne neppure la società liquida - e non c’è crisi che regga come alibi. La disruption è, in ogni caso e in qualunque momento, un’opportunità da cogliere e non un mostro da cui difendersi.

Storie di resilienza

Racconti che ci lanciano un messaggio di fondo: il fuoco sacro non lo spegne neppure la società liquida.

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