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Il decreto Liquidità mette in campo 400 miliardi per le imprese: ma quando arriveranno?

di Laura Magna

Mentre si discute di fase 2 e riapertura graduale delle attività produttive (qui al min 32 circa) , il Decreto Liquidità potrebbe portare nelle casse delle imprese italiane 400 miliardi di euro. Il condizionale è d’obbligo, viste le difficoltà attuative emesse fin dai primi momenti, difficoltà che rischiano di allungare i tempi oltre il sostenibile. Perché di fatto il nucleo centrale del decreto è l’estensione e l’ampliamento delle garanzie sui prestiti, ma non cambia nulla o quasi, in termini di procedura per l’erogazione degli stessi. La palla, insomma, passa in mano alle banche che hanno già ricevuto la circolare di Abi, firmata dal presidente Antonio Patuelli e che chiarisce come le banche devono muoversi. E stabilisce che è già possibile per le imprese presentare domanda di finanziamento ai sensi del Decreto liquidità.

Le novità del decreto Liquidità sul tema del credito alle imprese

Ma vediamo quali sono le novità del decreto sul tema del credito alle imprese. Le più rilevanti sono due: la prima è l’estensione della copertura del Fondo di garanzia per le pmi alle medie imprese fino a 499 dipendenti e ai prestiti fino a 5 milioni. La seconda è il coinvolgimento di Sace, che rimane sotto il controllo della Cdp ma agirà secondo le linee guida del Mef, fornendo le garanzie pubbliche per le imprese di dimensione maggiore che potranno accedere a prestiti esclusivamente bancari (probabilmente perché solo i prestiti bancari rientrano nell’operatività dell’agenzia e decidere diversamente avrebbe richiesto modifiche di Statuto che oggi non possiamo attendere). I prestiti garantiti per la platea allargata delle pmi invece possono essere erogati anche da altri soggetti che fanno credito, dunque gli intermediari finanziari ex art. 106 del Tub, a cui fanno capo Confidi e Finanziarie, i Fondi di private debt, Fondi di minibond e piattaforme di digital lending. 
Fondo di garanzia e Sace potranno garantire ognuno prestiti per un ammontare complessivo di 200 miliardi di euro.

Questa è la potenza di fuoco annunciata dal premier Giuseppe Conte. Ma in realtà lo Stato si limita a garantire soldi che dovranno essere erogati da soggetti terzi. In particolare, la garanzia varia tra il 90 e il 100%: quella totale è riservata esclusivamente alle pmi con fatturato fino a 3,2 milioni e per prestiti fino al 25% del fatturato. Il Fondo in questo caso garantisce il 90% aumentabile per il tramite di altri soggetti abilitati, come i Confidi. La garanzia del 90% sarà concessa a tutti gli altri prestiti fino a un importo massimo per singolo prestito di 5 milioni. La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari che presentano esposizioni classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate” alla data della richiesta di nuovo credito.

Palazzo delle Finanze, sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF)
Palazzo delle Finanze, sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF)

La procedura è automatica e gratuita per prestiti fino a 25mila euro per pmi e professionisti o artigiani che possono chiedere prestiti non superiori al 25% del fatturato e restituirli in sei anni a partire da 18-24 mesi. I prestiti garantiti da Sace devono avere un ammontare che non può superare il maggiore tra il 25% del fatturato e il doppio dei costi del personale (al 2019) e sono garantiti al 90% per imprese con oltre 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, all’80% per imprese con oltre 5mila dipendenti e fatturato tra 1,5 e 5 miliardi e il 70% per imprese oltre i 5 miliardi. Il tasso di interesse per tutti i prestiti garantiti si muove tra lo 0,25% e il 0,5% per il primo anno a salire fino a un range tra l’1 e il 2% dal quarto al sesto anno – le pmi beneficiano dei tassi inferiori. O come Abi ha specificato, confermando il dettato del decreto,

un tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione, che tiene conto della sola copertura dei costi di istruttoria e di gestione dell'operazione finanziaria.

Il decreto Liquidità mette in campo 400 miliardi per le imprese: ma quando arriveranno?

A questo punto iniziano i potenziali ostacoli. Perché è vero che i soldi in campo per le imprese sono molti e che la garanzia è un importante atout che potrebbe spingere il trasferimento verso l’economia reale. Ma è altrettanto vero che le banche, a operatività ridotta per effetto del lockdown, potrebbero trovarsi congestionati da una montagna di richieste e i tempi della loro gestione si potrebbero allungare. Inoltre, per l’erogazione dei prestiti le banche dovranno eseguire la propria istruttoria interna, che non è rapida. Nessuna impresa, con ogni probabilità, avrà tra una settimana la liquidità sul conto. Forse saranno necessari due mesi e due mesi, in questa situazione possono essere davvero troppi. E il tempo non è l’unico vulnus della soluzione: il secondo riguarda il tema della garanzia. I prestiti saranno sì garantiti dallo Stato, ma questo non vuol dire che un imprenditore potrà non restituirlo: perché la garanzia vale per la banca che può in caso di insolvenza rivolgersi al pubblico per recuperare la cifra erogata, ma l’impresa, se non riesce a ripagare il proprio debito rischia come in tempi normali di finire in una procedura fallimentare.

Nel frattempo, soggetti diversi dalle banche, come le società di FinTech, hanno messo a disposizione le loro tecnologie digitali e le loro procedure snelle per iniziare a erogare fondi alle imprese. Ne abbiamo accennato anche qui: lo hanno fatto in particolare BorsadelCredito.it con Cash anti Covid 19, un finanziamento bullet della durata di 6 mesi progettato per coprire il 100% delle spese correnti delle PMI per il prossimo semestre (salari e stipendi, affitti, utenze). Lo ha fatto Credimi, con Italianonsiferma, un’emissione che può mobilitare in poche settimane 100 milioni di euro grazie alla sottoscrizione di una junior tranche da parte del Fondo Straordinario Internazionale di Generali (che assorbe il maggior rischio a fronte di eventuali insolvenze e che un effetto moltiplicatore nella raccolta del credito in un rapporto di 1 a 10). Le opportunità sono tante e diverse e molte stanno arrivando sul mercato. Sono canali di finanziamento a cui le aziende possono accedere, da qualsiasi device e con la sola partita Iva, in maniera snella e da remoto, l’ideale in tempi di lockdown e distanziamento sociale. Ma tutto questo per le imprese racchiude una lezione importante: nel futuro, dovranno imparare a pensare in maniera diversa, abbattendo i costi fissi e adottando strumenti e modelli più flessibili.

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