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La partita elettorale Usa? Ora si gioca sulla Sanità

di Laura Magna

La rielezione di Donald Trump a novembre? Non è più così scontata, con la diffusione del Coronavirus. E sembra ormai chiaro che l’avversario da battere sia Joe Biden, che ha già conquistato 300 delegati in più rispetto a Bernie Sanders e in tutto 1200 dei 1991 necessari per vincere le primarie democratiche.

Tanto che si fanno insistenti le voci di un ritiro di Sanders mentre gli Stati Uniti si accodano, buoni ultimi, al lockdown globale. Non è tuttavia scontato che ciò avverrà: perché se da un lato la pandemia suggerirebbe di evitare assembramenti anche per votare il candidato del partito democratico spingendo per un abbandono, le sue conseguenze stanno portando alla ribalta un tema di inclusione sociale non indifferente, per esempio mostrando che un bambino su dieci di quelli che frequentavano la scuola a New York è senza tetto ed è completamente escluso da qualsiasi genere di remote learning e che senza dubbio non avrà alcun accesso a eventuali cure. Sanders è l’uomo delle politiche inclusive e del Medicare for All e quello che piace ai giovani e alle fasce più deboli.

In ogni caso Biden ha già strigliato il presidente in carica perché non sta facendo il suo lavoro, per aver chiesto ai governatori degli Stati di approvvigionarsi autonomamente delle necessarie apparecchiature medicali per affrontare l’emergenza e perché le sue azioni in merito alla Defense Production Act, la legge del 1950 che Trump ha invocato per obbligare le industrie Usa a produrre ventilatori e altri dispositivi medici non sono “dirette e affidabili”. Inoltre ha invitato il presidente a rendere disponibile il test diagnostico per il virus a chiunque ne abbia bisogno.

Joe Biden
@Phil Roeder

Biden e Sanders contro Trump

Che il Coronavirus sia ormai il catalizzatore principale anche negli Usa e che condizionerà le prossime elezioni è stato chiaro fin dall’ultimo dibattito tra i due Democratici: i due non si sono dati la mano, solo toccati i gomiti restando a quasi due metri di distanza l’uno dall’altro. Il dibattito si è tenuto a Washington, in uno studio senza pubblico della Cnn.

Questa è una emergenza più grande di noi

ha detto Biden, sottolineando come Trump la abbia sottovalutata. E anche Sanders ha accusato Trump di stare "minando e indebolendo la posizione di medici e scienziati che cercano di aiutare il popolo americano". La mancanza di assistenza sanitaria universale per Sanders "rende più difficile rispondere a queste crisi". Non la pensa così Biden, che ha fatto notare come in Italia, dove il Medicare for All esiste, non è servito a evitare la diffusione della pandemia. Entrambi si sono detti favorevoli a schierare l'esercito per contrastare l’emergenza attuale. Ma è chiaro che il piano del dibattito si sia fortemente spostato verso l’aspetto sanitario sparigliando tutte le carte in tavola. La rielezione di Trump dipenderà dalla sua capacità di gestire questa emergenza sanitaria e da come il virus si diffonderà nel Paese. E a questo punto si riapre anche la gara tra Biden e Sanders, con il secondo che torna in pista quando solo qualche settimana fa era stato dato per spacciato.

Le idee sovversive di Bernie Sanders soccombono di fronte ai mercati

Bernard Sanders, detto Bernie, nato a New York nel 1941 è Senatore per lo Stato del Vermont e già componente della Camera dei rappresentanti ed è un politico anti-establishment e, per molti versi, un outsider e un sovvertitore. Da quando ha perso contro Hillary Clinton per la nomination nel 2016, ha perfezionato la sua macchina elettorale per costruire una solida base tra i gruppi precedentemente sottovalutati, come i giovani e gli elettori di origine latinoamericana. Anche se nel 2020 la quota degli aventi diritto al voto appartenenti alla generazione Z (dai 18 ai 23 anni) è più che raddoppiata rispetto al 2016 (il 10% contro il 4%), non sembra essere stato sufficiente a consentirgli di avere la meglio sul suo avversario più moderato. Laureato in scienze politiche a Chicago, è stato carpentiere e regista, attivista per i diritti civili, si è opposto alla guerra in Iraq, è contro la pena di morte e si definisce “socialista democratico”, unico nel suo partito: è il candidato di gran lunga più a sinistra degli ultimi decenni a contendersi la nomina per le presidenziali. Uno dei punti salienti della campagna di Sanders è la disuguaglianza sociale; ma le sue principali proposte fanno tremare i mercati. Dall’abrogazione degli sgravi fiscali di Trump, allo smembramento delle sei più grandi banche statunitensi, fino all’aumento della spesa pubblica federale per l’edilizia abitativa, l’istruzione e i trasporti, e l’istituzione del Medicare for All, finanziato da un’imposta sui salari e su redditi.

supporte Bernie Sanders feel the bern

Il programma di Joe Biden: lavoro, educazione e sanità accessibile

Sembrerebbe che i mercati dunque abbiano avuto ancora la meglio. E il tema della salute forse ora sarà determinante per decidere il prossimo presidente Usa. Quanto a Biden, lavoro, educazione e sanità sono in cima al programma politico dell’ex braccio destro di Obama, che propone l’aumento del salario minimo a 15 dollari all’ora e una rimodulazione della classificazione delle mansioni; ma, soprattutto, vuole un ritorno delle organizzazioni sindacali, così da garantire i diritti dei lavoratori. E con la clean economy vuole creare 10 milioni di posti di lavoro. Sul tema dell’educazione, l’idea è di garantire agli insegnanti “la paga e la dignità che meritano” e investire nelle scuole per migliorare l’insegnamento per tutte le classi sociali. Nato in Pennsylvania nel 1942, Joe Biden è laureato in Scienze Politiche con successiva specializzazione in legge a Syracuse (New York). Ex avvocato, a 30 anni diventa Senatore per il Delaware, carica che manterrà fino al 2009. Ha provato già due volte a diventare candidato presidente del Partito Democratico, senza riuscirvi, nel 1988 e nel 2008. Ma nel 2008 inizia la sua ascesa, quando abbandona e affianca la vittoriosa campagna elettorale di Barack Obama, successo che ripeterà quattro anni dopo. “Ricostruire la classe media” è il leitmotiv della campagna dell’ex vicepresidente.

Buona parte del programma economico di Joe Biden si concentra sulla spesa – 1300 miliardi di dollari in dieci anni - in infrastrutture, che “si stanno letteralmente sgretolando”, si legge sul sito ufficiale:

“è inaccettabile che un miglio su cinque delle nostre autostrade sia giudicato in cattive condizioni, che decine di milioni di americani non abbiano accesso alla banda larga e che le nostre scuole pubbliche abbiano ripetutamente ottenuto un voto D + dalla American Society of Civil Engineers.

Biden parla a tutti, indipendente da etnia, età, classe sociale. E la sua idea in merito alla salute è che si debba garantire che l’assistenza sanitaria sia abbordabile e accessibile per tutti. Ma un fatto è certo: la pandemia per la prima volta fa vacillare seriamente la presidenza di Trump.

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