bandiere europa

Perché non dobbiamo avere paura dell’Europa

di Laura Magna

Il primo dicembre si è insediata la nuova Commissione europea a guida tedesca. Ursula Von Der Leyen che la presiede sarà forse colei che segnerà la svolta espansiva dell’Unione, aumentando la spesa. Non è una certezza, ma una possibilità che passa in primis dagli investimenti in sostenibilità e che potrebbe rappresentare la stura a un’Unione più coesa e più giusta. Oltre che più amata dai suoi cittadini che la percepiscono oggi, anche a causa di una comunicazione politica non del tutto corretta, sia locale sia generale, come un ente predatorio più che altro.

Lo confermano i numeri, quelli di Perceive, una ricerca durata tre anni e condotta da nove università, finanziata dal programma Horizon 2020. La ricerca ha cercato di misurare, in sette regioni europee, la percezione dei cittadini hanno dell’Ue e della sua coesione. Le regioni sono Calabria ed Emilia Romagna in l’Italia; Warmińsko-Mazurskie e Dronslaskie in Polonia (i due Stati che ricevono la maggior quota di finanziamenti europei); Burgenland in Austria, l’Essex nel Regno Unito, la Romania sud-orientale, l’Extremadura in Spagna e il Norra Mellansverige in Svezia.

Il risultato? Il primo è che i cittadini europei non sanno che esistono i fondi europei: il 45% non sa neppure cosa sia la politica di coesione e il 53% non ha mai sentito parlare di politica regionale Ue. Inoltre, tra coloro che invece conoscono il tema, la percentuale di coloro che ritiene di aver beneficiato dei fondi Ue varia tra il 10% italiano e il 20% di Austria, Germania, Francia e Paesi Bassi. La quota raggiunge il 70% in Polonia, Estonia e Slovacchia. La responsabilità di questa ignoranza è anche della stessa Europa che non sa comunicare con i cittadini ed è troppo lontana dagli enti locali che poi si assumono il merito di iniziative finanziate dalla comunità.

parlamento europeo strasburgo

Quanto euroscetticismo potrebbe essere rimosso dalla società italiana, per esempio, se si sapesse che tra il 2014 e il 2020, solo in termini di Fondi strutturali e di investimento europei (quelli gestiti congiuntamente dalla Commissione Europea e dai Paesi Ue), sono stati destinati più di 75 miliardi di euro? Di questi, però, è stato investito a oggi appena il 12,5%: ed è su questo che forse ci si dovrebbe focalizzare, più che sul fatto che l’Italia sia il quarto contributore netto al bilancio UE (versa cioè più di quanto riceve), con Germania, Gran Bretagna e Francia prima di lei in classifica.

I fondi diretti per tutta l’Unione – dal 2014 al 2020 – sono pari a 576 miliardi. A cosa servono? Per sostenere l’occupazione con il Fondo sociale europeo (70 miliardi); per rafforzare la crescita e lo sviluppo delle regioni più povere (ben 351,8 miliardi destinati al Fondo europeo di sviluppo regionale); per migliorare le infrastrutture quasi 22 miliardi di euro vengono conferiti al Fondo Connecting Europe Facility e oltre 100 miliardi nel Fondo europeo agricolo di garanzia dovrebbero sostenere l’innovazione in campo agricolo, una somma simile a quella del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che sostiene lo sviluppo delle aree rurali.

Abbiamo parlato all’inizio della Commissione europea: la Commissione europea è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell'UE. È l'unico organo cui compete redigere le proposte di nuovi atti legislativi europei. Inoltre, attua le decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio dell'UE. Ma soprattutto è l’organo che assegna i finanziamenti dell’UE.

commissione europea

Oltre a quelli citati, esistono una serie di finanziamenti diretti mirati a sostenere le eccellenze continentali: ammontano a 102 miliardi nel periodo 2014-2020. Tutti a fondo perduto: 80 miliardi al programma Horizon destinato alla ricerca e all’innovazione; quasi 15 miliardi al programma Erasmus+ per l’istruzione e 2,3 miliardi al programma Cosme dedicato alle pmi. Potremmo citare infine il piano Juncker che, da novembre 2014, ha mobilitato circa 380 miliardi di investimenti, con l’obiettivo di arrivare a 500 miliardi entro il 2020, favorendo l’incontro tra progetti e investitori.

Parlare di miliardi rende tutto molto astratto. Ma questi soldi hanno utilizzi molto pratici: ristrutturazioni di scuole o ospedali fatiscenti, di musei abbandonati, di strade pericolose perché piene di buche o buie. Ma anche le piste ciclabili nelle grandi città vengono realizzate con i soldi di Bruxelles e le rotatorie per la viabilità. Anche la ricerca che ha portato a nuove terapie contro il tumore, un robot che assiste in bimbi malati in corsia in ospedale, una batteria infinita, un carburante prodotto con la luce solare. L’elenco è lungo e molti casi di successo sono raccolti sul sito della Ue. Il passo successivo ora sarebbe raccontarli alle persone, con un linguaggio che sia piacevole oltre che comprensibile.

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