business durante epidemia coronavirus

Le pmi colpite dal virus (e come uscirne)

di Laura Magna

Mentre si avvicina il momento del picco dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’Italia inizia a fare i conti dei danni economici. Un esercizio necessario, perché in questa crisi a essere colpita è l’economia reale, l’esercito delle pmi che costituiscono lo scheletro del Pil domestico. Non è un dato da sottovalutare: nel 2020 il prodotto interno lordo italiano perderà tra il 6,5% stimato da Prometeia e l’11,6% della previsione di Goldman Sachs (che per l’Eurozona vede un crollo simile, del 9%). Nel corso della Grande Crisi finanziaria del 2008 il calo era stato del 5%.

Cerved ipotizza nello scenario base (con l’emergenza che si conclude a maggio) una perdita di 220 miliardi nel 2020 e 55 miliardi nel 2021 e nello scenario pessimistico (in cui non si esce dalla pandemia fino a fine anno), 470 miliardi nel 2020 e 172 nel 2021 in fumo. Il Pil nel 2019 si è attestato a circa 2mila miliardi.

Chi sopravviverà, sia fisicamente, sia economicamente però avrà dalla sua il sentimento del sopravvissuto che Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981, ha descritto nel suo capolavoro “Massa e potere”. L’energia che ne scaturirà sarà tale che l’economia non potrà che mostrare uno slancio superiore alle attese, come d’altronde la storia insegna sia avvenuto dopo tutte le grandi crisi. Il miracolo economico italiano, un esempio su tutti, è frutto della Grande guerra durante il quale il Pil è crollato del 44% per poi aumentare del 118% nei setti anni successivi.

massa e potere elias canetti copertina Adelphi

Ma cosa significa il crollo del Pil stimato per il 2020 in termini pratici? Quali aziende riguarderà e con quale intensità? Sempre Cerved ci dà una risposta: se l’emergenza Coronavirus continuasse fino a metà anno, la probabilità di default delle aziende italiane salirebbe dal 4,9% al 6,8%, con un picco del 10,6% per il settore delle costruzioni (dall’8,1%) e una riduzione per il pharma (con le probabilità di default al 2,6% dal 3,8%). Se la pandemia invece si protraesse per l’intero 2020, la probabilità di default salirebbe sino al 10,4%, con un minimo del 7,5% e un picco del 15,4% per i medesimi settori. Attenzione: un punto percentuale in più equivale a 60mila pmi aziende. Turismo e manifattura i settori più colpiti, non sorprendentemente.

Un’ulteriore simulazione realizzata da Modefinance, la prima Agenzia di Rating Fintech d’Europa, mostra che a soffrire di più saranno le imprese con rating intermedio, tra B e BBB, il 65% delle Pmi italiane (nel range di fatturato tra 2 e 50 milioni). Se le prime della classe, le triple A, sono in grado di superare con disinvoltura anche lo scenario più negativo, in cui si ipotizza un calo del fatturato di almeno il 10%, per tutti gli altri rating le probabilità di default sembrano destinate ad aumentare. E per la classe B, che raccoglie imprese equilibrate pure se con margini risicati, la situazione è la più critica: la probabilità di default aumenterebbe di oltre tre volte, passando infatti dallo 0,98% al 3,29%, in caso di scenario gravemente negativo, diventando di gran lunga superiore a quella della tripla C, che oggi è del 2,38%.

Come pure non stupisce il fatto che i danni potranno essere maggiori per le imprese più piccole: quelle con fatturato fino a 5 milioni di euro in 15 giorni di blocco della produzione si troveranno ad aver bruciato in media 103 mila euro di cassa, contro i 300mila stimato per le imprese tra 5 e 10 milioni e i 450mila di quelle tra 10 e 15 milioni. I calcoli li ha fatti ARisk, startup innovativa proprietaria di un algoritmo per l’analisi e la previsione dei rischi basato su AI e machine learning. I numeri di ARisk significano che le imprese più piccole dopo 15 giorni sono già a corto di liquidità; mentre i problemi di cassa arrivano per le altre categorie rispettivamente dopo 55 e 44 giorni.

Fabbro che lavora nel suo studio

Il primo Osservatorio sul Working Capital realizzato da CRIBIS e Workinvoice su un campione di 84 mila PMI con fatturato tra 2 e 50 milioni di euro stima il fabbisogno di liquidità di queste imprese inclusi i rimborsi del debito finanziario in scadenza e gli investimenti, potrebbe arrivare a 45 miliardi. E quasi il 50% di questa cifra riguarderà le imprese di Lombardia (27% del campione), Veneto (12%) ed Emilia-Romagna (10%), anche perché sono le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria. Il calcolo del fabbisogno complessivo è stato fatto su un fatturato aggregato di 716 miliardi di euro, dove i crediti verso i clienti sono 190 miliardi e pesano per il 19% del totale dell’attivo. La catena dei pagamenti con la crisi si allunga: così in media le pmi incassano con 20 giorni di ritardo e pagano i debiti con 10 giorni di ritardo. Ipotizzando uno scenario ancora peggiore, in cui si assiste a un calo importante e generalizzato del 70/80% del fatturato nei prossimi 3 mesi (pari a un 20% su base annua), secondo l’Osservatorio Cribis Workinvoice l’aumento del capitale circolante netto da finanziare scenderebbe a 14,7 miliardi, assumendo che un calo così drammatico sia accompagnato da ulteriori ritardi nei tempi di incasso e pagamento. Il 37% del campione di aziende analizzate affrontano l’attuale emergenza partendo da situazioni di liquidità già delicate, mentre un ulteriore 7% senza molti margini di manovra. Entrambe, secondo le stime di CRIF Ratings, mostreranno nel corso dell’anno esigenze di liquidità per circa 60 miliardi di euro, di cui solo una parte minoritaria, stimata in circa 15 miliardi, potrà essere coperta dai flussi di cassa generati durante il 2020.

L’Italia a oggi ha varato un programma da 25 miliardi di aiuti con il Cura Italia ed esteso la garanzia pubblica su 400 miliardi di euro in prestiti per le PMI (erogabili da banche e altri istituti di credito) con il Decreto liquidità: pochi in confronto alla potenza di fuoco degli Usa (oltre 2mila miliardi) ma in linea con i piani di Germania e Francia. Altre misure arriveranno, probabilmente si sbloccherà il nodo dell’Ue. E il FinTech intanto lavora a prodotti utili a far fronte alle prime emergenze: come BorsadelCredito.it che ha lanciato qualche giorno fa Cash anti Covid-19. Un finanziamento bullet della durata di 6 mesi progettato per coprire il 100% delle spese correnti delle PMI per il prossimo semestre (salari e stipendi, affitti, utenze). Le imprese, di tutti i settori merceologici, fino a 10 milioni di fatturato possono accedere a un prestito fino a 300mila euro; e quelle con un giro di affari sopra la soglia dei 10 milioni avranno la possibilità di ottenere liquidità fino a 500mila euro. L’erogazione sarà modulata sulla base dell’indicazione dei costi nell’ultimo bilancio disponibile e sarà disponibile sul conto corrente delle imprese nel giro di 48 ore. Il finanziamento verrà erogato in una rata unica e l’azienda ripagherà il prestito ricevuto solo allo scadere dei sei mesi, attraverso un ulteriore finanziamento rateale a partire dai 12 mesi: la durata sarà modulata in base alle esigenze delle singole aziende. Altri strumenti analoghi sono in arrivo.

Potrebbero interessarti:

Metti una marcia in più al tuo Business!

segui l'esempio di tanti colleghi imprenditori, segui My Business Lab!

Lucia Bussi

Lucia Bussi

Responsabile Filiale Grenke Como


Ciò che fa la differenza è la possibilità di investire il capitale su ciò che è davvero strategico per il business, senza immobilizzarlo su ciò che strategico non è.

Matteo Azzoni

Matteo Azzoni

Responsabile Filiale Grenke Brescia


La possibilità di rinnovare i tuoi beni quando vuoi, lavorando sempre con le attrezzature più aggiornate, è un vantaggio strategico determinante.

Fabrizio Mantovani

Fabrizio Mantovani

Business Development & Support Director MBE


La sfida è riuscire a sviluppare un secondo business che sviluppi l'offerta alla clientela sfruttando il più possibile l’organizzazione e le risorse del business principale.

Antonio Baldan

Antonio Baldan

CEO, Baldan Group


Per poter dirigere un gruppo bisogna avere prima esperienza del lavoro dei propri collaboratori. Non si nasce “imparati”.