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Dalla Franciacorta al mondo: l’hospitality italiana come format

di Redazione

Carmen Moretti e Martino De Rosa, marito e moglie, hanno tutto quello che serve per essere definiti una storia di successo. Gestiscono infatti una struttura di accoglienza di altissimo livello in Franciacorta, provincia di Brescia, l’Albereta Relais & Chateau di Erbusco.

Oltre a gestire un luogo frequentato da star e imprenditori internazionali, Carmen e Martino creano format di hotel e ristoranti di successo. Forbes li ha intervistati e gli spunti che ne vengono fuori sono molto interessanti. Racconta De Rosa:

Agli inizi della nostra avventura nel settore, il grande Luigi Veronelli ci diceva che "fare vino e fare ristorazione è un modo di vivere, non un mestiere". Conosciamo tempi, modi e logiche di questo mestiere. Per questo motivo abbiamo la credibilità di portarci dei compagni di viaggio di valore in tutte le iniziative che facciamo. Per tale ragione riusciamo a far coesistere vari ingredienti: il grande chef, l’architetto, l’autorità del wellness. E ancora per questo riusciamo a far stare insieme il nutrizionista Henri Chenot, lo chef Bartolini e Franco Pepe, incoronato miglior pizzaiolo d’Italia.

La conoscenza del settore e la capacità di mettere insieme il top della ristorazione li spinge a cercare nuovi orizzonti.

Guardiamo a delle cose in Italia, vogliamo crescere. Io e mia moglie vogliamo misurarci con nuove sfide. Vogliamo vedere se l’italianità può essere un modello. Vorremmo avere una crescita nell’hospitality piuttosto importante in giro per il mondo, sempre ad altissimo livello. Ci piacerebbe misurarci su una grande piazza internazionale, vedere se il nostro stile di fare hospitality funziona, se al mercato può piacere. Con più di un beneficio: la consapevolezza, la visibilità internazionale e un cambio di passo.

Esportare dunque un modello di successo italiano nel mondo.

Sarebbe bello creare cinque-sei ristoranti nel mondo.(...) L’Italia non ha una cultura manageriale, abbiamo una grande cultura imprenditoriale e artigianale, ma la gastronomia è gestita così: si tratta sempre di successi individuali. Bisognerebbe invece pensare che l’unione fa la forza. Idealmente mi candido a essere questo trait d’union. L’ho già fatto nelle mie case, convivendo con grandi chef. Con forme che si potrebbero studiare noi italiani potremmo fare grandi cose. Non abbiam bisogno di inventare nulla, abbiamo solo bisogno di piattaforme, di vetrine. E anche di un po’ di finanza a supporto.

Qui trovate l'intervista integrale.

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