Gli italiani alla scoperta delle app: il digitale oltre i soli social.

Gli italiani alla scoperta delle app: il digitale oltre i soli social.

di Redazione

Il dato di partenza non era dei più lusinghieri: Italia prima in Europa nel 2019 per tasso di analfabetismo digitale (rapporto Ocse Skills Outlook 2019). In pratica è vero che avevamo un’infinità di cellulari, ma li usavamo più o meno sempre per le stesse cose, tipo per compulsare i social e poco altro.

Poi arriva il Coronavirus e ci rifila tre belle gatte da pelare: smart working, didattica a distanza e distanziamento sociale. Da un giorno all’altro scopriamo che internet è qualcosa di molto più vasto dei soli social e che ci sono applicazioni per fare praticamente ogni cosa.

Il risultato? Nel giro 3 mesi l’indice di digitalizzazione in Italia registra una crescita stimata del 35% (fonte Osservatorio Starting Finance Deal – società di investimenti e consulenza per startup del gruppo Starting Finance).

Le app per lo smart working: cliente che vai, applicazione che trovi.

Al primo posto Zoom con 131 milioni di download, poi Microsoft Teams, Google Meet e un’infinità di altre applicazioni similari per il lavoro. In pratica ogni smart worker ha testato e utilizzato svariate piattaforme, soprattutto se il lavoro prevedeva di relazionarsi con più clienti. In pratica cliente che vai, applicazione che trovi.

Da non sottovalutare poi il fenomeno del “meeting migrante”. La riunione inizia su Skype (e già lì, Skype Business o quello normale?). Poi succede qualcosa e il boss si freezza a metà del suo intervento. Che fare? Con un approccio molto poco scientifico e anzi decisamente esoterico si inizia una migrazione di app in app, passando per Whereby, Jitsi Meet e chissà quali altre, salvo poi scoprire che il boss era freezzato perchè nella stanza accanto il figlio gli stava "succhiando tutta la banda" giocando a Fortnite.

Il dato positivo di questo autentico delirio tecnologico è che ci siamo fatti tutti una bella cultura su quali sono e come si usano le applicazioni per la videoconferenza.

La didattica a distanza

Anche la didattica a distanza ha visto insegnanti e studenti utilizzare le applicazioni più disparate, a partire da Google Classroom fino alle piattaforme proprietarie sviluppate dagli istituti più tecnologicamente avanzati. Su questo fronte è interessante evidenziare due aspetti.

Uno, non propriamente edificante, è la rapidità con la quale i ragazzi hanno digitalizzato le loro bravate, con password cedute o sottratte e conseguenti irruzioni durante le lezioni (l’equivalente della classica porta che si spalanca e qualcuno che grida un improperio all’insegnante e poi scappa). Il tema della sicurezza e della privacy nella didattica a distanza richiederà sicuramente una riflessione aggiuntiva.

Il secondo aspetto interessante riguarda un più esteso ricorso a YouTube (la piattaforma d’elezione per la generazione Z, 16-23 anni), divenuta in questi mesi fonte di contenuti di supporto allo studio oltre che hobbies e intrattenimento.

Superare il distanziamento sociale

Dopo anni trascorsi a stigmatizzare i social network e i cellulari, secondo molti responsabili di un generalizzato impoverimento delle relazioni, ci siamo trovati a dipendere unicamente da essi per alimentare la nostra socialità durante il lockdown.

Il ruolo principale lo hanno giocato ovviamente i social network già affermati, come Facebook e il suo fratello giovane Instagram, ma anche le new entry Tik Tok (almeno per l’Italia) e Houseparty (423.000 scaricamenti), una via di mezzo tra un social alla WhatsApp e un’app di videochiamata. Interessante notare come i due paesi che in questi mesi hanno registrato la maggiore impennata di scaricamenti di app e crescita di traffico siano stati Italia e Spagna (in misura ancora maggiore), due tra i paesi più colpiti, ma anche caratterizzati da fortissima vocazione alla socialità.

È importante considerare, oltre all’adozione degli strumenti, l’uso che degli strumenti è stato fatto. Da un lato ci si è semplicemente tenuti in contatto, dalla classiche videochiamate a due, fino a incredibili party e compleanni, autentiche baraonde digitali con decine e decine di parenti e amici collegati. Dall’altro si è dato vita al più grande racconto collettivo mai realizzato dall’umanità, incentrato sulla pandemia e sulle nostre reazioni ad essa, trasversalmente ai media (testi, foto e video), alle piattaforme, alle generazioni e nazioni. Sarà impressionante renderci conto nei prossimi anni della quantità di contenuti prodotti nell’arco di questi mesi.

Intrattenimento: dalla tv alle piattaforme di streaming

Anche sul fronte dell’intrattenimento il lockdown ha impresso una fortissima accelerazione alle dinamiche in atto.

Tutte le piattaforme di streaming, a cominciare dalle già affermate Netflix e Amazon Video hanno registrato un forte incremento degli iscritti (+60% in Italia), mentre per altre, come Disney+ o Infinity, è stata l’occasione per debuttare o crescere in un contesto favorevole, data la maggior quantità di tempo libero disponibile.

In generale per molti italiani che ancora non avevano sottoscritto un abbonamento a queste piattaforme è stata l’occasione per scoprire quanto più vario, ricco e interessante sia il mercato dell’intrattenimento, rispetto a quanto tradizionalmente offerto dalla televisione italiana.

Con il ritorno alla normalità si tornerà alle vecchie abitudini o vedremo invece affermarsi in misura ancora maggiore queste nuove modalità di fruizione?

Una cosa è certa, per molte famiglie il lockdown è stata l’occasione per condividere ben più di quanto accadesse abitualmente, oltre che gli spazi domestici anche l’intrattenimento. Si è così verificata una sorta di contaminazione: genitori e addirittura nonni hanno trascorso serate a ridere con figli e nipoti davanti ai video meme su Tik Tok e, viceversa, i più giovani hanno visto forse per la prima volta in vita loro film del secolo scorso.

La pandemia da Covid 19 è stata anche questo.

Sport e gaming

Con il blocco pressoché totale degli sport da guardare e da praticare, molti italiani si sono dedicati allo sport fai da te, da un lato ingegnandosi per costruire in casa attrezzi ginnici di fortuna, dall’altro affidandosi alle numerose app di workout (allenamento). Le più scaricate Nike Training, 7 Minutes Workout e Freeletics.

Sul versante del gaming non c’era che l’imbarazzo della scelta. Da un lato hanno continuato a dominare le app più popolari da Fortnite a Clash of Clans fino all’intramontabile Minecraft. Dall’altro abbiamo assistito alla riscoperta dei più classici giochi tradizionali in versione digitale, come UNO o Monopoli.

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