La sfida dell’idrogeno per un’aeronautica a zero emissioni

La sfida dell’idrogeno per un’aeronautica a zero emissioni

di Redazione

Da Airbus a ZeroAvia, grandi colossi e piccole startup lanciano la loro sfida per un’aeronautica civile a zero emissioni.

La sfida di Airbus

L’obiettivo è il trasporto aereo a zero emissioni. L’ambizioso progetto di Airbus, colosso francese dell’aeronautica, è quello di uscire sul mercato con un aereo a idrogeno entro quindici anni.

A dichiarare le intenzioni del gruppo è Glenn Llewellyn, vice presidente della divisione Zero-emission Technology di Airbus, ponendo però l’accento su quanto un simile risultato dipenda dall’impegno convergente di numerosi settori industriali.

L’idrogeno è indicato da molti come la via più sostenibile per ridurre significativamente l’impatto ambientale del settore aeronautico civile, responsabile da solo del 12% delle emissioni di co2 dell’intero sistema dei trasporti sul pianeta.

La partita per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e per la sua adozione come fonte di energia zero emissioni, non può prescindere dalla strada già percorsa nell’automotive.

L’idrogeno nell’automotive, vantaggi e criticità da superare

Nell’automotive la mobilità a zero emissioni grazie all’idrogeno e alle celle a combustibile è già realtà.

In estrema sintesi la reazione chimica tra l’idrogeno presente nel serbatoio e l’ossigeno ricavato dall’aria produce elettricità, che viene utilizzata per alimentare il motore, e semplice vapore che viene disperso nell’ambiente.

Un significativo vantaggio rispetto alla mobilità elettrica più diffusa attualmente è rappresentato dal minor peso e dalle più ridotte dimensioni della batterie. Il prezzo di un pieno di idrogeno è più o meno quello di un pieno di Diesel, richiede solo 5 minuti e consente un’autonomia di oltre 600 chilometri.

Per contro ci sono ostacoli altrettanto significativi legati allo sviluppo della filiera. Mancano le stazioni di rifornimento, il prezzo di un veicolo a idrogeno è ancora molto elevato e soprattutto c’è il nodo del costo di produzione. Infatti per produrre idrogeno dall’acqua, separando idrogeno e ossigeno, serve energia elettrica, e questa elettricità deve necessariamente derivare da fonti rinnovabili perché il processo non risulti inquinante. Infine i costi di trasporto e stoccaggio dell’idrogeno risultano ancora molto elevati rispetto ai carburanti tradizionali.

Su tutti questi aspetti servono molti passi avanti per una più estesa adozione dell’idrogeno nell’automotive, figuriamoci nell’aeronautica.

Il caso ZeroAvia e il progetto HyFlyer

In ogni caso l’interesse c’è e sull’elettrificazione del trasporto aereo si è già fatta molta strada. Velivoli elettrici di piccole dimensioni hanno già effettuato voli di prova e quello dei taxi aerei a corto raggio sembra uno sviluppo molto promettente.

Il 23 giugno scorso il velivolo da sei posti alimentato a idrogeno ZeroAvia ha completato con successo il suo volo inaugurale, nell’ambito del progetto HyFlyer sostenuto anche dal governo britannico.

L’obiettivo della startup con sede in California, è quello di produrre e portare sul mercato aeromobili commerciali zero emissioni a medio raggio:

  • modelli da 20 posti entro il 2023,
  • modelli da 50 e 100 passeggeri entro il 2030,
  • modelli da 200 posti con autonomia di 5500 chilometri entro il 2040.

La sfida è lanciata.

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