No, non sei paranoico. Il tuo telefono ti ascolta...

No, non sei paranoico. Il tuo telefono ti ascolta…

di Redazione

Dici a un amico che vuoi comprarti delle nuove cuffie e poi vedi comparire sui social la pubblicità degli AirPods? Non è una coincidenza.

Non è una coincidenza, ma nemmeno un complotto

Ormai non ci facciamo più caso. Quando ci arriva il telefono nuovo siamo così felici e rapiti dal desiderio di iniziare ad usarlo, che non ci preoccupiamo di verificare le impostazioni di default e i consensi che forniamo.

La stessa cosa avviene quando installiamo una nuova applicazione o accediamo a un servizio.

Il risultato è che molto poco consapevolmente permettiamo che il microfono dei nostri dispositivi possa registrare ciò che diciamo e raccogliere queste informazioni in un server per poi utilizzarle a fini di marketing.

È legale? Sì, è legale

In genere la prima reazione è di sdegno, ma la verità è che in linea di massima è perfettamente legale.

In un mondo ideale al primo utilizzo di un dispositivo o al momento dell’installazione di una nuova app dovrebbe uscire un messaggio che chiede: “Ci autorizzi ad ascoltare tutto ciò che dici a casa, in ufficio, per strada e poi a rivendere queste informazioni a chi fa pubblicità?”.

Ovviamente non viviamo in un mondo ideale e quindi il messaggio si limita a chiedere, in modo molto meno allarmante, se consenti all’applicazione di accedere al tuo microfono, rimandando i dettagli a lunghissimi papiri che quasi nessuno legge.

Il risultato è che autorizziamo non solo gli smartphone, ma anche le smart tv e le varie Alexa di turno ad ascoltare, registrare e utilizzare le nostre conversazioni.

Il marketing dei sussurri

Mentre gli utenti prendono lentamente coscienza del tema, in un percorso di anni verso la consapevolezza ancora ben lungi dal compiersi, il mondo del marketing ha stabilmente integrato i “sussurri” nel mix di informazioni che concorrono a determinare l’efficacia dell’advertising.

Più a lungo durerà questa fase di opacità, più difficile sarà tornare indietro. Già oggi questa “economia del sussurro” determina direttamente o indirettamente ROI e sostenibilità di investimenti pubblicitari e modelli di business, con effetti positivi e negativi sulla nostra vita di tutti i giorni.

Tralasciando per un momento la questione su quanto siamo davvero informati sui consensi che forniamo, le informazioni desunte dai nostri sussurri si traducono in pubblicità più efficaci, quindi in maggiori vendite e prezzi più bassi, oppure in servizi gratuiti in cambio di queste informazioni che altrettanto gratuitamente rendiamo disponibili.

D’altro canto, sul fronte degli aspetti negativi, un marketing capace di intercettare ogni nostro accenno di desiderio, ci porta a riempire le nostre vite, svuotando le nostre tasche, di oggetti praticamente inutili per i quali perdiamo rapidamente interesse.

Non vuoi essere “spiato”?

Per chi non vuole essere spiato e non intende attendere l’avvento di un mondo ideale, con normative più rigide in fatto di privacy e consapevolezza degli utenti, le soluzioni non sono particolarmente complicate ma comportano qualche rinuncia.

Tanto per cominciare vanno disattivati gli assistenti vocali o almeno vanno studiate molto bene le loro opzioni, per evitare che mentre aspettano che tu li evochi, tipo “Hey Siri”, “OK Google” e simili, ingannino il tempo origliando.

Dopodichè vale la pena di controllare le applicazioni che hanno accesso al microfono e, già che ci siamo, anche alla telecamera. Gli scaricatori compulsivi di applicazioni si accorgeranno di aver dato libero accesso a microfono e videocamera a decine di applicazioni: disabilitiamo tutto. A riattivare l’accesso, in modo più selettivo, siamo sempre in tempo.

Il terzo e risolutivo consiglio è aumentare il nostro livello di consapevolezza, sforzarsi di leggere sempre i messaggi che accompagnano le richieste di consenso alle quali rispondiamo sì per pigrizia.

Se non aumenta la nostra consapevolezza continueremo a rinunciare inconsapevolmente alla nostra privacy, salvo poi non scaricare Immuni, che tutela la nostra privacy forse più di quanto dovrebbe, perchè “non si sa mai”.

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