Physical+digital=Phygital!

Physical+digital=Phygital!

di Redazione

Anche le persone più razionali faticherebbero a spiegare le ragioni precise che li portano a scegliere un negozio anziché un altro, per non parlare di quelle che ci fanno acquistare un prodotto, o ancora di quelle che, a pochi metri dalla cassa, ci fanno cambiare idea e tornare indietro a rimettere al suo posto il paio di scarpe che fino all’istante prima eravamo convinti di comprare.

Comprendere compiutamente il mix di trigger e motivazioni logiche e irrazionali che guidano i nostri atti d’acquisto è davvero difficile. A maggior ragione dopo che le tecnologie digitali hanno iniziato a rivoluzionare i nostri customer journeys.

Iniziamo a "possedere" gli oggetti on line

I tempi dove decidevamo cosa comprare guardando le vetrine dei negozi sono lontani e il dato è piuttosto incontrovertibile: le nostre scelte d’acquisto nascono on line.

In macchina al semaforo (non si dovrebbe!), alla macchinetta del caffè, sui mezzi pubblici, mentre guardiamo un film o in uno qualsiasi dei cosiddetti momenti interstiziali, l’impulso all’acquisto di un qualsiasi bene o servizio, promosso da un cartellone, da un ads sui social o indossato dalla persona che ci siede di fronte, si traduce all’istante nel desiderio di saperne di più.

Nel momento stesso in cui questo pensiero si accende nella nostra mente, stiamo già decidendo quale sito o applicazione usare per capire quanto costa, dove acquistare e in quanto tempo potremmo disporre del prodotto oggetto del desiderio.

E in questo modo iniziamo a farlo nostro.

Digital showrooming

Maggiore è la capacità di un brand o di un rivenditore di far divampare questa scintilla di desiderio senza lasciare che si assopisca, maggiori sono le probabilità che quell’impulso si concretizzi in un acquisto.

Marche e rivenditori sono impegnati da anni in una serrata competizione su questo fronte, alzando continuamente l’asticella dell’esperienza di consumo digitale.

Stanze virtuali dove condividere con gli amici le tappe del nostro customer journey , chatbot con linguaggio naturale sempre più evoluto e video on demand e live show con la possibilità di acquistare direttamente i prodotti che vediamo.

Poi c’è l’intelligenza artificiale che rende le app di e-shopping sempre più efficienti: se prima per rintracciare su Amazon un prodotto da acquistare dovevi cercarlo o fotografarne il codice a barre, adesso ti basta scattare una foto per ritrovarti a un solo click dall’acquisto o dalla wish list.

E nel frattempo ogni nostro piccolo passo, ogni costante o stranezza dei nostri comportamenti d’acquisto si traduce in dati.

Camerini digitali

Il digitale è entrato in negozio da tempo e sarà sempre più presente, andando a migliorare l’esperienza del cliente sia in termini ludici e di intrattenimento, sia in termini di servizio.

In camerino potrà capitare di trovare un assistente virtuale capace di modificare il modello e il colore della maglietta o dei pantaloni che abbiamo appena indossato e mostrarcela in tempo reale nello specchio.

È del tutto evidente come una simile esperienza d’acquisto rappresenti un valore aggiunto che va oltre il capo di abbigliamento in sé, e specie per beni con caratteristiche sostanzialmente equivalenti rappresenta un vantaggio competitivo determinante. Non compro questa maglietta perché è più bella, ma perchè è più bello comprarla.

Per questo tali servizi sono destinati ad estendersi ad un numero sempre crescente di catene e non necessariamente a partire da quelle più prestigiose o esclusive.

Dai Pokemon agli Ortaggiotti

La realtà aumentata, altra tecnologia che vedremo esplodere nei prossimi anni, entra in negozio facendo leva sull’intrattenimento dei più piccoli.

Una volta c’erano i carrelli della spesa a forma di macchina da corsa.

Adesso i bambini possono dare la caccia agli Ortaggiotti, pupazzetti digitali che compaiono tra le mele e i peperoni nei reparti ortofrutta di Penny Market, grazie alle applicazioni di augmented reality, per poi vincere i pupazzi veri.

Amazon Go e Bingo Box: il bello di comprare senza pagare

Il format del negozio dove te ne vai senza (fermarti a) pagare lo ha lanciato Amazon con Amazon Go, seguita a ruota in Cina da Bingo Box, nato dalla collaborazione tra Bingo Fresh e Auchan.

All’ingresso scannerizzi un QR Code con lo smartphone e il resto è tutto automatico.

I sensori capiscono cosa hai preso dagli scaffali e il checkout avviene automaticamente all’uscita con addebito tramite app.

In caso di problemi puoi ottenere il supporto di un essere umano in video da remoto.

Gli spalti virtuali per l’NBA

Per chiudere in bellezza non possiamo non citare l’idea a cui sta lavorando l’NBA, per ovviare all’impossibilità di far partecipare il pubblico alle partite di basket in USA a causa della pandemia da Covid-19.

Alla base del progetto c’è la funzione together mode di Teams, l’applicazione per comunicare a distanza di Microsoft, che permette di realizzare videoconferenze con centinaia di persone.

Immaginiamo di trasmettere la videoconferenza su maxischermi alti 5 metri e di posizionare questi schermi tutto attorno a un campo da basket.

Ecco come il physical (la persona a casa) diventa digital (la sua immagine a schermo) e poi di nuovo physical, dato che sia i giocatori in campo, sia gli spettatori da casa, vedono e sentono un pubblico vivo e reattivo.

In una parola, phygital.

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