Quanto spende l’Italia in digitale?

Quanto spende l’Italia in digitale?

di Redazione

Lo scorso 22 giugno Anitec-Assinform, Associazione Italiana per l’Information and Communication Technology, ha presentato in video conferenza, per voce del Presidente Marco Gay, il rapporto “Il Digitale in Italia 2020: Il Digitale ha permesso di resistere ed è la leva per ripartire”.

Partiamo dai numeri

Fino a prima dell’emergenza Coronavirus si prospettava una progressione del mercato ICT in linea con le previsioni, ovvero una crescita attesa attorno al 3,1% dopo il +2,1 del 2019.

La crisi ha ovviamente sconvolto ogni previsione e benché siano stati proprio gli strumenti dell’ITC a limitare l’impatto del lockdown, appare inevitabile un calo per il 2020 nell’ordine del -3,1% (a fronte di un calo del Pil 2020 del 8-9%), recuperabile già nel 2021 con una previsione del +3,7%.

Nel 2019 il mercato digitale italiano valeva 71,9 miliardi di euro, con Servizi ICT a 12,3 miliardi (+5,8%), Software e Soluzioni ICT 7,7 miliardi (+7,8%), Dispositivi e Sistemi 19,1 miliardi (+1,7%) e Contenuti Digitali e Digital Advertising 12 miliardi (+8,4%). A trainare fortemente la crescita le componenti più innovative del mercato, IoT (Internet of Things), Cybersecurity, Big Data, Piattaforme per la gestione Web e Mobile business, cresciute a due cifre fino a rappresentare il 19,5% dell’intero mercato (13,4% nel 2018).

Se da un lato l’attuale dotazione di sistemi, reti e servizi nelle aziende, nella PA e nelle case ci ha tutto sommato permesso di reggere il colpo sferrato dalla pandemia, dall’altro non possiamo nasconderci il ritardo del nostro paese, ritardo ben fotografato dalla timida crescita 2019 (+2,1%).

Da questa consapevolezza è fondamentale ripartire per definire il quadro dei provvedimenti necessari ad accedere ai fondi straordinari dell’Unione Europea.

Queste le parole di Marco Gay: “Il digitale deve essere messo al centro di una strategia di rilancio dell’economia che vada oltre il contingente, colga l’urgenza di ammodernare il Paese, renda sostenibile il nuovo debito, dia basi solide alla ripartenza, aiuti ad accedere ai fondi europei. Non può essere l’accessorio delle visioni di sempre. Mai come oggi servono concretezza e una politica per il digitale.”

Il calo atteso per il 2020 e la ripresa 2021

La previsione ad oggi per il 2020 è di un calo generalizzato per i Servizi ICT (-3,7%), Software e Soluzioni ICT (-1,1%), Dispositivi e Sistemi (-3,5%), Servizi di Rete (-3,9%), Contenuti Digitali e Digital Advertising (-1,5%), seppur con una maggiore tenuta rispetto agli altri mercati.

A guidare la ripresa saranno in particolare le imprese di medie e grandi dimensioni che accelereranno la transizione digitale con investimenti nella cybersicurezza (79%), nelle soluzioni per lo smart working (71%) e nella migrazione sul cloud dell’operatività (63%).

I fondi UE

Conclude Gay: “La ripartenza sarà solo un fuoco di paglia fondato sul debito se l’aiuto emergenziale non lascerà progressivamente spazio a una politica di ricostruzione fondata sull’investimento in eccellenze produttive e di servizio, capaci di creare valore. Queste sono le stesse condizioni poste dalla UE per accedere a fondi straordinari che, se approvati in toto, renderanno disponibili al nostro Paese 172 miliardi di euro, tra prestiti e contributi a fondo perduto, per investimenti. E il digitale è essenziale per questo cambio di passo. Passo che è comunque alla base del recupero della fiducia a investire nelle imprese di tutti i settori e nello stesso comparto ICT; e che è essenziale per dare impulso alla digitalizzazione della PA e della Sanità, accelerare lo sviluppo delle infrastrutture a banda ultralarga fisse e mobili, sostenere le startup innovative e ammodernare l’istruzione, anche per colmare il gap di competenze digitali. Mai come oggi appare strategico e urgente dotarsi di una politica digitale all’altezza dei tempi, e attuarla.”

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