Chris Paul

Chris Paul

A scuola d’isolamento con le star NBA

di Redazione

La pandemia da coronavirus ha costretto tutti a fermarsi, compresi gli sportivi di ogni disciplina e nazione. Gli italiani non riescono a rassegnarsi allo stop della Serie A e si ipotizza di tornare in campo il 31 maggio, anche se a porte chiuse. Ma non si rimpiange solo il calcio. Ad esempio, negli Stati Uniti - il Paese con il numero di contagi più alto al mondo - i campi di basket, di football, di hockey e di baseball sono deserti. Bisogna stare a casa, lo hanno capito tutti. Anche i politici si danno battaglia in vista delle presidenziali di novembre 2020.

Ci si arrangia. Per chi non vuole rinunciare alla propria dose di sport quotidiano, si va a caccia di campionati di nazioni remote come il calcio bielorusso o il basket tagiko. C'è chi guarda le partite alla PlayStation giocate dalle star sportive, trasmesse da Espn. Nel data pack 6.0 di Pes 2020 targato Konami, il 30 aprile sarà disponibile un aggiornamento gratuito legato ai Campionati Europei. Come spiega Sky Tg24, le 55 nazionali Uefa non si incontreranno sui campi da calcio in erba, ma si scontreranno almeno virtualmente grazie alla suite di gioco.

Tuttavia gli americani hanno un vantaggio su molti altri sportivi nel mondo. Sono abituati agli stop forzati dei campionati. Se oggi si soffre per il lockdown, il lockout degli atleti americani è accettato e rispettato. Con questa espressione si indicano gli scioperi delle leghe sportive legati alla spartizione degli incassi. Spesso questi momenti riservano piacevoli sorprese. Correva l'anno 2011. I campi da basket rimasero vuoti dal primo luglio all'8 dicembre. Ben 161 giorni di nulla. Tuttavia in quel periodo i giocatori si organizzarono per conto loro, disputando una partita di beneficenza rimasta nella storia. Mente del progetto, Chris Paul. Chiamati un po' di amici e rivali, l'ex dei New Orleans diede un po' di spettacolo in North Carolina. In molti seguirono il suo esempio, portando le stelle dello sport dentro palestre di quartiere e palazzetti di periferia. Non mancava nulla. C'era il pubblico, assiepato a bordo campo. C'era persino chi, con microfoni di fortuna, commentava ogni azione.

Baltimora fu il teatro di un altro storico match. Il 30 agosto si affrontarono Melo League, team creato da Carmelo Anthony (che giocava in casa), e la Goodman League, nata molti anni prima a Betty Farm. Nelle due formazioni giocavano due stelle: Lebron James e Kevin Durant. Il giocatore di basket più forte del mondo avrebbe affrontato quello che voleva solo predere il suo posto. La notizia del match fece furore e la palestra scelta per la partitella all'improvviso divenne troppo piccola. Ci si spostò al palazzetto della Morgan State University. Qui entrarono 4.500 persone, pagando 40 dollari per le tribune e 100 per stare a bordo campo. Bastarono pochi minuti per andare sold out. Chi c'è stato, ancora sente e racconta le emozioni a fior di pelle della partita. Per chi se l'è persa, è rimasto un lungo video amatoriale da guardare tutto d'un fiato. Il team di James superò quello di Durant per 149 a 141. Solo pochi mesi più tardi si ripeté la stessa storia. Lebron, al suo primo titolo Nba con i Miami Heat, battè gli Oklahoma City Thunder, il team guidato da Durant.

Nella stessa estate del 2011 ci fu un altro match amatoriale che fece storia. Si affrontarono due squadre guidate rispettivamente da Kobe Bryant e James Harden. Queste due prime donne del basket si diedero battaglia in campo, noncuranti nemmeno del pubblico a bordo campo contro cui andavano a sbattere per tirare e tentare i tre punti. Come riporta TalkBasket, in quello stesso anno si vociferò che Bryant avesse quasi siglato un contratto con la Virtus Bologna. Avendo vissuto in Italia da ragazzo e parlando perfettamente la nostra lingua, giocare con la maglia bianco-nera era un sogno della star del basket. Il tragico incidente che ha stroncato la vita di Bryant ha reso impossibile anche questo suo (e nostro) desiderio.

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