Tecnologia e rapporti umani: quali saranno i nuovi equilibri?

Tecnologia e rapporti umani: quali saranno i nuovi equilibri?

di Redazione

Complice l’accelerazione imposta dall’emergenza sanitaria, intelligenza artificiale, bot e piattaforme digitali si sono imposte come tecnologie fondamentali, per un’umanità messa alle corde dal distanziamento.

In pochi mesi siamo passati dall’additare la tecnologia e i suoi strumenti come cause di asocialità, all’aggrapparci ad essi come ancore di salvezza, ultimo baluardo proprio della socialità oltre che della continuità, dove possibile, delle attività produttive. In questa dinamica tesi/antitesi, c’è da chiedersi quale sarà la sintesi.

Due startup italiane ci offrono lo spunto per fare qualche considerazione.

Piattaforme digitali per la collaborazione a distanza Immersiva

Non sono certo una novità. Chi lavora nelle startup o nelle PMI ne aveva già provate a decine alla ricerca di quella giusta e molte grandi aziende avevano le loro già prima della pandemia.

Sono ambienti digitali che assistono i team di lavoro fornendo applicazioni specializzate o personalizzabili, per supportare la collaborazione a distanza nelle diverse funzioni aziendali, dall’amministrazione al marketing.

Il virus ha però acceso l’interesse su funzionalità e caratteristiche che prima del virus potevano risultare meno strategiche.

La soluzione offerta da Coderblock, start up siciliana, punta su una forte integrazione degli ambienti 3d con le funzionalità collaborative. Lo smart working di Coderblock è fatto di ambienti trimensionali che favoriscono l’interattività, con stanze e avatar, che puntano a trasformare il lavoro da remoto in un’esperienza sempre più immersiva.

Puoi alzarti dalla tua scrivania e lasciare il tuo ufficio per partecipare a un meeting in sala riunioni, incontrare i candidati per una posizione aperta nell’ambiente marketplace, oppure trovati alla cybermacchina del caffè con colleghi e clienti per fare due chiacchiere più informali.

Sembra un videogioco? Per molti versi sì, ma se la necessità è quella di facilitare l’adozione di una tecnologia sappiamo benissimo che la gamification è una strategia vincente per formare gli utenti.

Se poi la vediamo in prospettiva futura lo scenario diventa ancora più interessante. Lo smart working, per quanto ben organizzato, è una versione necessariamente impoverita della vita in azienda.

Chiusi in casa possiamo essere addirittura più produttivi che in ufficio. Ma quanto cresciamo? Ci perdiamo gli annunci appesi alle pareti, gli stralci di conversazione che ascoltiamo nello spostarci da una stanza ad un’altra, il confronto con l’attitudine positiva di un collega o l’empatia con un collega in difficoltà.

In questo senso un ambiente collaborativo che per passare da un’attività ad un’altra ci permetta, o addirittura ci imponga, di fare 20 metri virtuali indossando un visore per la realtà aumentata, anziché un semplice alt+tab, potrebbe certamente ridurre il gap esperienzale attuale tra vita in azienda e smart working.

Per contro si porrebbe il tema che ogni comportamento, parola o sguardo tra collegi potrebbe, in teoria, essere monitorato…

I bot e l’intelligenza artificiale

Non è un mistero: se siamo su un sito o su messenger e iniziamo a chattare è probabile che dall’altra parte non ci Sonia, Mario o David, bensì un’applicazione con un gran numero di risposte pre impostate, capace di rispondere a molte delle domande più frequenti.

Anche in questo campo la recente accelerazione digitale ha prodotto, come conseguenza dell’impennata nell’utilizzo si servizi digitali, una proporzionale impennata delle domande da parte degli utenti.

La prima implicazione è che un numero sempre maggiore di aziende è andata in difficoltà e ha capito di aver bisogno di un sistema di risposta automatizzato a questa crescente mole di domande.

La seconda è che nel momento in cui l’interrogazione digitale diventa un’esigenza di massa, la capacità di risposta diventa un fattore competitivo e chi risponde meglio vince.

La soluzione made in Italy ad entrambe le implicazioni è Userbot, startup che ha sviluppato negli ultimi anni una tecnologia proprietaria di intelligenza artificiale capace di rispondere alle domande degli utenti in modo immediato e accurato.

La tecnologia di Userbot si distingue dai comuni sistemi a risposta preimpostata perchè impara da sola quali risposte fornire.

Grazie all’intelligenza artificiale, Userbot è in grado di apprendere le risposte corrette dallo storico di quelle fornite in precedenza da operatori umani, può dedurle “leggendo” manuali sui temi di maggiore interesse, ed è in grado di interpretare addirittura lo stato d’animo dell’interlocutore, per capire se è sulla strada giusta nel fornire la soluzione.

Il risultato? Ridurre e in prospettiva eliminare il momento in cui il sistema si arrende e dirotta la nostra domanda a un operatore umano.

Se da un lato lo scenario di un mondo dove veniamo ascoltati solo dalle macchine potrebbe risultare inquietante, dall’altro potrebbe risultare ben più inquietante un mondo dove un eccesso di domande porta alla paralisi del sistema.

Pensiamo agli ultimi mesi. I centralini e i numeri verdi messi a disposizione per rispondere a domande e richieste riguardanti il virus sono andati tutti in difficoltà, a fronte di domande che per il 95% erano probabilmente le stesse. Ho la tosse, cosa faccio? Non mi arrivano i 600 euro, cosa faccio?

Preferiamo un mondo dove le risposte arrivano da macchine intelligenti, o un mondo dove non riusciamo nemmeno a prendere la linea? E siamo sicuri che l’operatore umano medio sia in grado di fornire risposte più intelligenti e accurate di quelle fornite da una macchina?

E se il virus fosse stato digitale?

In questo come in un numero infinito di altri articoli scritti in questi mesi, ci siamo interrogati sull’impatto che l’accelerazione digitale determinata dal coronavirus ha avuto e avrà sulle nostre vite, con tutte le sue implicazioni positive e negative.

Sullo sfondo potrebbe esserci anche un’altra considerazione da non tralasciare: cosa sarebbe successo se il virus avesse colpito la rete, privandoci per mesi dell’accesso alle nostre informazioni di lavoro, delle comunicazioni a distanza, dell’intrattenimento digitale e di tutte la automazioni digitali su cui si basa il nostro stile di vita?

Alla luce di quanto avvenuto stiamo modificando le nostre abitudini di vita e i nostri business, con l’obiettivo di non farci sorprende da virus che colpiscono le persone. Siamo altrettanto consapevoli, vigili e previdenti in relazione a virus che potrebbero colpire le tecnologie dalle quali dipendiamo?

Potrebbero interessarti:

Metti una marcia in più al tuo Business!

segui l'esempio di tanti colleghi imprenditori, segui My Business Lab!

Lucia Bussi

Lucia Bussi

Responsabile Filiale Grenke Como


Ciò che fa la differenza è la possibilità di investire il capitale su ciò che è davvero strategico per il business, senza immobilizzarlo su ciò che strategico non è.

Matteo Azzoni

Matteo Azzoni

Responsabile Filiale Grenke Brescia


La possibilità di rinnovare i tuoi beni quando vuoi, lavorando sempre con le attrezzature più aggiornate, è un vantaggio strategico determinante.

Fabrizio Mantovani

Fabrizio Mantovani

Business Development & Support Director MBE


La sfida è riuscire a sviluppare un secondo business che sviluppi l'offerta alla clientela sfruttando il più possibile l’organizzazione e le risorse del business principale.

Antonio Baldan

Antonio Baldan

CEO, Baldan Group


Per poter dirigere un gruppo bisogna avere prima esperienza del lavoro dei propri collaboratori. Non si nasce “imparati”.