Profili di giovani lavoratori di una start up innovativa, giovani nel futuro

Campania, Puglia, Calabria: la nuova Silicon Valley è qui

di Laura Magna

Un Polo internazionale per formare gli architetti del software 4.0. Una valle assolata a cavallo tra due regioni dove si fa innovazione nell’Itc trasformando idee in imprese. Un’Università che è una fucina di start up ambite dalle corporate di tutto il Paese. Non è la California e neppure Milano. Accade nel Sud Italia, in aree geografiche ricche di talenti e anche, incredibile a dirsi, di iniziativa.

Al Sud? Formazione di eccellenza e startup

E così, nella periferia orientale di Napoli, San Giovanni a Teduccio, in una ex fabbrica della Cirio, l’Università Federico II, con il contributo di colossi come Apple e Cisco ha fondato un polo per la formazione di ingegneri per la trasformazione digitale, che le aziende di tutto il mondo cercano e spesso fanno fatica a trovare. Nelle Murge, pianura al confine tra Puglia e Basilicata, intorno a Macnil, azienda specializzata nell’IoT fondata dall’ingegnere pugliese Mariarita Costanza, è sorto un polo hi-tech che offra ai giovani la possibilità di fare impresa – ad alti livelli - a casa, tra Gravina di Puglia, Altamura, Matera e Santeramo in Colle. E infine, a Cosenza, nella terra dei call center, l’Unicalab è entrata nella top ten delle Università italiane per numero di spin-off, ovvero idee che nascono nei laboratori e diventano start up. Sono circa una quarantina quelle sul mercato e ogni anno team di aspiranti imprenditori si sfidano per trasformare le loro idee in imprese.

cartello che indica la direzione per la SIlicon Valley

Duecentomila laureati emigrati al Nord dal 2000

Segnali importanti di riscatto per il Sud che vuole alzare la testa. Quel Sud che dal 2000 ha regalato duecentomila laureati al Nord, perdendo 30 miliardi di euro, secondo uno studio contenuto in un numero monografico della Rivista economica del Mezzogiorno edita da Svimez. Per trovare una Università del Sud Italia nelle classifiche internazionali, bisogna scorrerne almeno la metà: nel QS World University Ranking in cui il primo Ateneo italiano è il Politecnico di Milano (156esimo), bisogna arrivare alla posizione 472 per imbattersi nella Federico II di Napoli. Gli Atenei di Bari, Palermo, Catania sono nella parte bassa, oltre l’800esimo posto sui mille totali.

Il Cisco Digital Transformation Lab

Forse le cose stanno già cambiando. Di recente Cisco, leader mondiale delle reti intelligenti e architetture integrate con un fatturato di 48,6 miliardi, ha fondato in collaborazione con l’Università Federico II il Cisco Digital Transformation Lab, con il primo corso semestrale – sperimentale e innovativo su base globale e riservato a 18 laureati in ingegneria o informatica – partito lo scorso a gennaio nel Polo dell’It dove, dal 2016 sorge anche la Apple Developers Academy – i cui sviluppatori trovano lavoro al giorno zero e a cui collaborano 150 aziende. I super esperti che usciranno dal Lab saranno coloro che potranno traghettare le imprese di ogni settore e area geografica in una transizione digitale che sia efficiente e produttiva.

Lo storytelling che non aiuta

Lo storytelling classico intorno a Napoli e al Sud non mette certo in risalto il fermento imprenditoriale che in questa terra esiste. E che spesso è stato costretto a migrare. A Napoli è nata Buzzoole , la start up dell’influencer marketing che oggi fattura 7,5 milioni con 70 dipendenti e sedi anche a Londra e New York. A fine 2018 ha concluso un aumento di capitale da quasi 8 milioni, ma il suo fondatore Fabrizio Perrone nel 2013 si vide rifiutare un finanziamento da 30mila euro dalla regione Campania perché la sua idea era stata giudicata non abbastanza innovativa. Il vento è già cambiato: dal 2017 opera in Regione l’incubatore Campania Newsteel che oggi le Buzzoole le va cercando.

giovani che lavorano in ambiente stile coworking, giovani lavoratori in una start up, giovani che parlano in un coworking

Calabria, fucina di start up

Dalle start up in Usa hanno origine tutti i nuovi posti di lavoro che invece diminuiscono nell’industria tradizionale. Lo afferma un recente rapporto della Kauffman Foundation e lo osserva l’Ocse da venti anni. Nel nostro Sud potrebbe accadere lo stesso. A Polistena, nella Piana di Gioia Tauro ha sede Macingo, startup del delivery che mette in contatto trasportatori con spazio disponibile e utenti alla ricerca del prezzo più conveniente. Una start up di successo che non è una mosca bianca in Calabria. Unicalab, l’Università di Cosenza, è nella top ten per numero di startup innovative nate al suo interno.

È un bacino a cui la corporate guarda con attenzione: a gennaio sono state selezionare tre nuove imprese: la prima, Swag, basata su un algoritmo di Ai per la selezione del personale e che ha suscitato l’interesse di Manpower; YoUni, una app dedicata agli studenti e FisioIng che si fonda sul brevetto di tutori per fratture che potrebbero sostituire il gesso e che Unicredit ha inserito nella sua competizione nazionale per startup. Tutte le idee migliori passano poi al vaglio dell’incubatore di Ateneo TechNest. Un sistema che funziona talmente bene da aver convinto il colosso giapponese della cybersecurity, Ntt Data, ha aperto un canale diretto con l’Università, suggerendo le competenze da inserire nei piani di studi facendo sì che i laureati acquisiscano skills rivendibili sul mercato del lavoro o che un lavoro se lo possano inventare e non siano più costretti a ripiegare sui call center.

Murgia Valley: la California è qui

La Puglia, invece, mira a diventare un riferimento nell’innovazione tecnologica. Alla forte vocazione nel biotech, trend colto fin dal 2000 da Apuliabiotech, società consortile fondata dall’Università degli Studi di Bari in collaborazione con sette aziende private, focalizzata sul trasferimento tecnologico nel settore eHealth, si è aggiunta più di recente quella che è stata ribattezzata la Murgia Valley. Un hub dell’Ict made in Sud che punti a trattenere i talenti e a creare valore per il territorio. Con una struttura a supporto diretto delle startup per accompagnarle nell’accesso al mercato; uno spazio fisico nella zona industriale di Gravina, che ospiti i team delle realtà più dinamiche; un fondo di investimento indirizzato alla creazione di nuove realtà sul territorio; e iniziative congiunte con le Università.

Lo racconta la stessa Mariarita Costanza, direttore tecnico di Macnil, azienda dell’Iot da lei fondata e acquisita del gruppo Zucchetti. The Digital Box, specializzata in intelligenza artificiale; Mbl Solutions, nella meccatronica – tutte aziende fondate come Macnil da pugliesi rientrati nel tacco d’Italia dopo una carriera sviluppata altrove e Augmentum, branch barese dell’acceleratore milanese quotato in Borsa Digital Magics: tutte eccellenze che partecipano al progetto. Perché il Sud non è vero che sta a guardare, non è vero che aspetta. Esiste un Sud che produce e che vuole rendersi migliore per i suoi ragazzi.

Il Sud ha alzato la testa e vuole correre

Un polo It nella provincia napoletana in cui Università Apple e Cisco formano i professionisti del 4.0; una fucina di startup che piacciono alla corporate internazionale nell’Unicalab; un hub per il trasferimento tecnologico nelle Murge pugliesi.

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