Chiara Ferragni, i gamer e i micro-influencer: perché chi si racconta sui social è un testimonial efficace per vendere prodotti

Chiara Ferragni, i gamer e i micro-influencer: perché chi si racconta sui social è un testimonial efficace per vendere prodotti

di Laura Magna

In principio fu la moda con la regina Chiara Ferragni. Mentre la carta stampata perdeva pubblico e investimenti pubblicitari, alcune ragazze avvenenti e capaci di abbinare gli abiti acquisivano un “lettorato” pubblicando online, dapprima su pagine personali, poi sui social e diventavano media.

Conquistando gli uffici comunicazione di Prada, Gucci e Valentino. Perché comprare una pagina su Cosmopolitan che, secondo i dati ufficiali Fieg , vende 46mila copie o su Elle, a quota 52.700 circa, o su Glamour (51mila copie vendute) e non far presentare il prodotto a uno youtuber che ha un pubblico di uno o due milioni di persone? Pubblico peraltro già targetizzato e interessato alla gamma proposta. Così, tutto è accaduto da solo sotto i nostri occhi, senza che fosse possibile all’inizio inquadrare un fenomeno accelerato dal ritmo che impone Internet.

Secondo l’Osservatorio su Internet Media della School of Management del Polimi,l’Internet advertising già nel 2017 era il secondo mezzo pubblicitario italiano (dopo la tv) con una fetta di mercato del 34% e un valore che nel 2018 è stimato a quota 3 miliardi di euro. La Stampa aveva una fetta di appena il 13% della pubblicità, la Radio appena del 5%.

Chiara Ferragni alla Milano Fashion Week

Ma quello che rileva è che negli ultimi dieci anni

le posizioni di stampa e internet nel mercato pubblicitario si siano ribaltate (da una quota rispettivamente del 31% e del 10% nel 2008, oggi i due mezzi sono passati al 13% e al 34%), mentre nel 2017 la tv tocca la sua quota minima

scrive Polimi. Insomma, l’avanzata di Internet è inarrestabile. E con essa quella degli influencer. Oggi, almeno in Italia, non è la moda il settore in cui il potere degli influencer si esprime al meglio. Oltre 15 dei 100 canali YouTube più influenti sono canali di gaming o intrattenimento, e ciascuno di essi ha in media più di un milione di iscritti.

scritta influence

Secondo una ricerca di Blogmeter , la top ten degli youtuber italiani per engagement (ovvero la somma di visualizzazioni, commenti, like e dislike), vede

youtuber live durante la performance

Nella top ten compaiono altri gamer (SpJockey, CiccioGamer89, FavijTV) che sono senza dubbi i più engaging. La classifica cambia se si guarda al numero di iscritti ai diversi canali. In questo caso, secondo le rilevazioni di Socialblade

  • in cima al podio compare Marzia (oltre 7,5 milioni di fan per i suoi video in inglese in cui ha raccontato sostanzialmente la sua vita fino al messaggio di addio che risale a tre mesi fa e in cui spiega ancora incredula come Internet le abbia cambiato la vita e che le aziende fino a quel momento avevano pagato i suoi biglietti aerei e i suoi soggiorni);
  • poi Doc Tops (6,4 milioni di seguaci per i suoi video di intrattenimento in spagnolo)
  • terzo FavijTv (cinque milioni il suo pubblico, medaglia d’oro dei canali in lingua italiana).

Spesso sono persone che hanno iniziato per caso a postare video su youtube e sono diventati celebrità. E sono strumenti utili alle aziende per vendere prodotti. Sono quelli che nella pubblicità in tv o su carta si chiamavano testimonial. E intanto una nuova tendenza si fa strada nelle strategie di marketing delle aziende. Quella che porta ai micro-influencer, persone che non hanno i numeri dei veri influencer, ma che generano un elevato livello di engagement e comunicano efficacemente su determinati temi rispetto a cui sono considerati competenti dal proprio pubblico. Secondo i calcoli della società di influencer marketing HelloSociety, acquisita dal New York Times, i micro-influencer, account con meno di 30mila follower, consentono di realizzare in maniera più efficace le strategie di marketing.

Le campagne condotte con l’ausilio di questi soggetti creano un engagement del 60% superiore rispetto alla media; e sono più efficaci in termini di engagement di 6,7 volte superiore rispetto ai big player, il che rende il rapporto costi/benefici decisamente conveniente. Inoltre, i micro-influencer hanno un numero di conversazioni che è di 22,2 volte superiore rispetto a quello generato dal consumatore medio. Pagarlo perché interagisca parlando del vostro prodotto può diventare un investimento altamente redditizio in termini di aumento delle vendite. Sembrano ragazzini che perdono tempo smanettando su Instagram o su youtube, ma snobbarli non è un'idea brillante: sono piccoli imprenditori e possono diventare uno strumento di successo per le altre PMI.

Consentono di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello con cui si entra in connessione usando i media tradizionali. E non è un caso che il rapporto tra Internet e stampa nella pubblicità si sia ribaltato in dieci anni a discapito della seconda (dati PoliMi). Un trend che prosegue senza tentennamenti.

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