Uomo che usa il pc lavorando da casa

La settimana del Coronavirus e quello che ci ha insegnato sulle opportunità che possono nascere dalle crisi (a partire dal telelavoro)

di Laura Magna

Nel corso di questa settimana gli esami di laurea del Politecnico di Milano si svolgeranno da remoto, per la prima volta nella nostra storia. L’effetto collaterale positivo di questo virus è che ci sta costringendo ad accelerare processi che sarebbero avvenuti in maniera naturale con tempi molto più lunghi.

A dirlo a MyBusinessLab è Marco Taisch, che insegna Advanced and Sustainable Manufacturing e Operations Management proprio al Politecnico. La Milano che non si ferma sta imparando a lavorare smart, sul serio, come in un enorme esperimento sul campo. Si tratta di uno dei due principali risvolti inattesi e positivi dell'epidemia: l’altro è l’ambiente che pare beneficiare del blocco forzato delle fabbriche imposto in Cina e importato altrove nel mondo. Lo mostrano con chiarezza le fotografie diramate della Nasa sulla situazione dello smog nel Celeste Impero dal 20 gennaio al 25 febbraio. Quando tutta questa brutta storia si sarà conclusa potremmo averne ricevuto in eredità un nuovo paradigma. In cui il concetto di lavoro e produttività per come lo conosciamo sarà cambiato per sempre.

Un nuovo paradigma

Il virus ci costringe a stare a casa e rompe abitudini e resistenze consolidate. Ma potrebbe anche spingere, nel lungo termine, la rilocalizzazione in Italia di produzioni da decenni spostate in estremo Oriente. La crisi attuale sta mettendo in luce quanto siamo dipendenti dalla Cina, le cui fabbriche si sono fermate per circa tre settimane e ancora a fine febbraio secondo la Fondazione Italia-Cina erano a scartamento ridotto con solo il 20% della forza lavoro complessiva sulle linee. Il mancato approvvigionamento di componenti elettronici a meccanica e automotive, ma anche di tessuti e molecole che vengono trasformati dalle industrie della moda e del pharma sta rallentando (e rischia di interrompere) le produzioni in Europa e in Usa.

L’impatto del Covid-19 sull’economia

Al momento però le evidenze negative superano quelle (solo potenziali) positive. Innanzitutto, il numero dei contagiati continua ad aumentare e le necessarie misure draconiane imposte non solo dall’Italia per contenere il rischio potranno avere effetti estremamente negativi sull’economia, ed è insensato fingere di non saperlo. Meglio provare a correre ai ripari e attivare i piani di risk management che garantiscono la business continuity e contribuiscono a ridurre le perdite. Intanto anche i mercati finanziari, inizialmente piuttosto indifferenti al virus, hanno iniziato a reagire: così l’ultima settimana di febbraio è risultata la peggiore dal 2008, con l’indice Euro Stoxx 600 che raggruppa i principali titoli quotati in Europa che ha perso oltre il 12%. In Usa, l’S&P 500 ha ceduto l’11% e il Dow Jones Usa quasi il 13%.

L’indice della paura, il Vix, che misura la volatilità, è balzato a quota 49 punti, dai circa 14. Livelli così alti si erano visti solo nel 2008 dopo il crack di Lehman Brothers, nel 2010 e 2011 (anni della crisi dei debiti sovrani in Europa) e nel 2002, dopo la bolla delle dot.com. Ce n’è abbastanza per giustificare le previsioni dell’Ocse, che ha rivisto al ribasso di mezzo punto (dal 2,9% al 2,4%) la crescita del PIL globale per il 2020, a patto che il Covid-19 non prosegua oltre il primo trimestre. Se così non fosse invece la crescita dell’economia potrebbe uscirne dimezzata. Certamente sarà fatta ogni cosa per scongiurare una recessione: e lo dimostra la decisione della Fed che a sorpresa ha tagliato i tassi di interesse di mezzo punto, proprio all'indomani del "whatever it takes" lanciato dal G7 dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali per arginare i potenziali effetti catastrofici del virus.

donna al telefono che indossa mascherina

L’impatto sull’Italia

Al momento per l’Italia, che si muoveva già in un contesto di debolezza, si stima crescita zero nel 2020

continua Taisch.

Il fatto che l’epidemia sia concentrata tra Lombardia, Emilia e Veneto, regioni da cui dipende il 40% del Pil italiano spiega il resto. C’è anche un tema di domanda interna. Il mondo dei servizi viene penalizzato perché la gente consuma di meno e avremo un effetto di trascinamento sul turismo: la cancellazione e lo spostamento di grandi eventi milanesi, come il Salone del Mobile, genera paura ed è probabile che chi aveva intenzione di programmare un viaggio a Milano o in Italia da qui all’estate, cambierà meta.

Ma non tutto è perduto ed è possibile che deroghe alle regole di bilancio e misure straordinarie di politica fiscale espansiva possano ribaltare la situazione.

L’altro verso della medaglia: lo smart working

Non solo. L’emergenza potrebbe essere stata decisiva per dare una sferzata al mondo del lavoro italiano, un ambito nel quale le cose cambiano tipicamente con tempi biblici. Certamente a far restare i dipendenti a casa sono stati, fin da subito, i colossi. Per esempio Generali e Allianz: nelle torri di Citylife dove hanno eletto il proprio headquarter, almeno la metà dei 2600 dipendenti della società tedesca sta lavorando in modalità smart e per la compagnia triestina, dove oltre la metà dei dipendenti già di abitudine si serve dello smart working per due giorni a settimana, la nuova modalità sta coinvolgendo oltre 2mila persone.

ragazza giovane che lavora al pc da casa

Tutte le multinazionali con sede nel capoluogo lombardo hanno accelerato sul fronte del lavoro agile: Zurich ha chiesto ai propri dipendenti di Milano, Brescia, Modena, Rimini, Padova e Torino di lavorare da casa; così Aon ai suoi 1.600 impiegati della sede meneghina; circa 1.000 lavoratori di Snam sono coinvolti nel trend; e così i dipendenti di Milano, Padova e Bologna di Vodafone. Enel, Eni, Saipem hanno disposto lavoro da remoto «fino a data da destinarsi» per tutti i colleghi che lavorano o hanno residenza in uno dei comuni «interessati da ordinanze pubbliche» relative al virus. Mentre Leonardo ha sospeso «a scopo precauzionale e con effetto immediato» trasferte nazionali e internazionali, seguito dal gruppo Pirelli che ha attivato misure di sicurezza straordinarie per il suo quartier generale a Milano.

Lo stesso Comune di Milano ha chiesto ai propri dipendenti di lavorare smart. E poi ci sono le scuole. In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna siamo alla seconda settimana di chiusura. E non tutti gli studenti stanno perdendo le lezioni: non solo l’American School of Milan, prestigiosa scuola privata americana alle porte di Milano, è riuscita a somministrare lezioni full time a 900 studenti, dalle elementari all'high school,

La settimana del Coronavirus e quello che ci ha insegnato sulle opportunità che possono nascere dalle crisi (a partire dal telelavoro)
American School of Milan Pagina Facebook

ma anche alcune scuole pubbliche, come racconta il Corriere. Si tratta senza dubbio di eccellenze e della città più evoluta del Paese. Ma da qui potrà partire una rivoluzione. E allora, quando questo periodo sarà consegnato alla storia, avremo tutti imparato una lezione da questa emergenza sanitaria. Che ci ha fatto vedere che il telelavoro funziona e che possiamo fatturare lo stesso, per dirla con il Milanese Imbruttito senza perdere in produttività e guadagnandoci in qualità della vita.

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