uomo giovane che fa shopping online

E-commerce all’italiana: inizia l’era 2.0

di Laura Magna

Vale ancora poco, soprattutto in termini di incidenza sul retail nel suo complesso, ma l’ecommerce italiano cresce vertiginosamente e ha abnormi spazi ulteriori di sviluppo. E sta già entrando in una fase 2.0, in cui si riscrivono i paradigmi e si ripensano le strategie. Partiamo dai numeri. Secondo l'Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, nel 2019 gli acquisti online in Italia hanno sfiorato i 31,6 miliardi di euro (con un incremento di 4,1 miliardi e del 15%, rispetto al 2018). Non solo il ritmo di crescita è il più rapido di sempre ma cambia anche l’approccio del consumatore, in quanto il 40% dell’ammontare complessivo deriva da acquisti effettuati via smartphone. Se nel 1999 il mercato valeva solo 100 milioni ed era basato quasi del tutto sulla vendita di servizi, oggi oltre 18 miliardi dipendono da transazioni relative a beni.

shopping online

Tuttavia la penetrazione dell’ecommerce sugli acquisti complessivi del retail è del 7,3% (6% per i prodotti e 11% per i servizi), con importanti le differenze tra settori: l’incidenza varia dal 36% nel Turismo e trasporti all’1% nel Food&Grocery. Nel mezzo troviamo Assicurazioni, Arredamento e home living, Abbigliamento, Editoria e Informatica ed elettronica con penetrazioni comprese tra il 7% e il 27%. Questo dato, insieme ad altri due, indica quanto ampio sia lo spazio di crescita. Il secondo dato è quello relativo alla crescita degli acquisti online (+15%), mentre i consumi complessivi sono sostanzialmente stabili (+1,5%). Il terzo è relativo alla quota di popolazione che si serve dell’ecommerce: secondo Statista 28,3 milioni di italiani hanno fatto almeno un acquisto online in vita loro e nel 2018 gli acquirenti abituali erano 17,3 milioni, ovvero meno di un terzo della popolazione totale. Ma anche volendo prendere a parametro statistiche più generose, come questa contenuta in uno studio di PostNord secondo cui la quota di acquirenti online italiani è pari al 61% della popolazione, il gap con il resto d’Europa è evidente: in Regno Unito la quota è del 93%; in Germania dell’88%, in Francia e Spagna dell’84%. Lo spazio di crescita dunque è ancora enorme. Non è un caso allora che le imprese attive iscritte al Registro Imprese nel settore “Commercio al dettaglio di ogni prodotto effettuato su internet” siano oltre 19mila (+11,73% anno su anno), con 260 milioni di spedizioni registrate.

Ma questo incremento vertiginoso impone anche diversi cambiamenti qualitativi. Il primo spinge verso una maggior attenzione alla sostenibilità. Nel 2018 nella sola città di Milano si è osservato un aumento del 6% in quota di cartone raccolta e da riciclare. Da un lato l’Europa con direttive sempre più rigide, dall’altro l’emergere dei consumatori Millennial, con la loro attenzione verso l’impatto che le proprie scelte di consumo hanno sulla società e sull’ambiente detteranno i trend di domani in questo settore. Secondo un sondaggio di Packaging World, l’86% di circa 2.000 consumatori intervistati sostiene di preoccuparsi per la sostenibilità e il 79% preferisce prodotti con imballaggi sostenibili. E non è un caso che i colossi come Yoox con Yooxygen o Amazon con Shipment Zero (obiettivo: ridurre in un decennio del 50% le emissioni di CO2 che derivano dalle spedizioni) da tempo stiano lavorando alle proprie soluzioni di packaging sostenibile.

imbalaggi sostenibili, Imballaggio riciclato in magazzino

Le nuove abitudini di consumo richiedono anche metodi di consegna diversi e più flessibili. Case sempre più disabitate durante il giorno e condomini in cui i portieri sono sempre meno, impongono di trovare alternative per consegne efficaci. Uno studio dello spedizioniere NordPost rileva che la possibilità di scegliere dove farsi recapitare il proprio pacco diventa sempre più un fattore discriminante dell’acquisto online anche in Italia: lo è per il 61% degli acquirenti.

Eppure, come precisa un sondaggio sui suoi 100 top shop italiani realizzato dal comparatore di prezzi online Idealo (una società tedesca fondata nel 2000 e che è leader nel suo mercato) solo il 34% dei negozi online offre il servizio di click&collect e per la maggior parte si tratta di catene fisiche che consentono di ritirare la merce presso una loro sede. Solo il 9% offre la consegna in punti Pick & Pay e appena il 2% si affida anche ai locker, armedietti fisici collocati in punti ritiro e lanciati nel nostro Paese nel 2014 da Tnt. A vincere nel mercato del futuro saranno i negozi online che avranno risposto a queste domande emergenti nel mercato. La gara è aperta.

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