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Ecosistema innovazione: partono le misure della Finanziaria che spingono venture capital e start up

di Redazione

È passato sostanzialmente in sordina – in mezzo a tutto il rumore di fondo – il primo innovation act italiano. Incredibile a dirsi, è contenuto nell’ultima Legge di Bilancio, in cui sono previste, insieme ai controversi Quota 100 e Rdc, una serie di misure volte a incentivare il venture capital e tutto il mondo delle startup. Ovvero quello da cui promana l’innovazione, necessaria per la crescita del Paese. E soprattutto dell’occupazione. In Usa, secondo un report di Kauffman Foundation, dal 1977 al 2005 l’industria tradizionale ha perso un milione di posti di lavoro all’anno, ma le nuove imprese, nel loro primo anno di vita, ne hanno creati in media 3 milioni

Nell’ultima Legge di Bilancio ci sono una serie di novità che potranno dare uno slancio nuovo al mercato italiano del Venture Capital

dice a MBL Andrea Di Camillo, Managing Partner di P101 SGR, società di gestione di fondi di venture capital specializzata in investimenti in società innovative e technology driven.

Si tratta di una serie di misure che si innestano peraltro su un mercato che ha già segnato una forte crescita nel nel 2018: con un valore del transato quadruplicato rispetto alla media di 130 milioni che ha caratterizzato almeno i sei anni precedenti. Insomma, è il momento giusto per gettare benzina sul fuoco.

due ingegneri lavorano su una componente elettrica in laboratorio

Secondo un report che aggrega i numeri di tre Osservatori del Politecnico di Milano (lo Startup Hi-Tech, lo Startup Intelligence e la Digital Transformation Academy) a fine novembre 2018 l’ammontare investito in startup stazionava a 598 milioni di euro, di cui 215 da investitori formali (tra cui i VC, che hanno raddoppiato la propria quota rispetto ai 103 milioni del 2017). Un bene, perché l’ecosistema italiano dell’innovazione è ricco di nuove idee trasformate in imprese: il numero delle startup innovative è quello del Registro delle Imprese, che ne conta 10.321 (11.386 inglobando anche le PMI innovative). Dunque, vediamo quali sono le misure per l’innovazione.

Il fondo governativo per il VC (come nel resto dell’Europa)

È stato annunciato a marzo il “Fondo nazionale innovazione”, che inizierà a operare a giugno, con una dotazione di un miliardo. La Legge di Bilancio 2019 aveva stanziato 30 milioni di euro annui dal 2019 al 2021 e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025. Il fondo farà capo a Cassa Depositi e Prestiti dove confluirà anche Invitalia Ventures, ceduta da Invitalia per 400 milioni di euro. Inoltre, la normativa ha previsto una dotazione di ulteriori 15 milioni annui nel triennio per lo sviluppo di Intelligenza Artificiale, Blockchain e Internet of Things: l’obiettivo dichiarato è di incrementare la competitività e la produttività del sistema economico.

La maggiore novità sarà che lo Stato potrà investire direttamente in questi fondi. L’intervento pubblico si concretizzerà infatti nel conferimento al VC del 15% dei dividendi delle partecipazioni statali: circa 400 milioni di euro ogni anno. Il decreto interministeriale riguardante l’investimento dello Stato in quote di fondi di Venture Capital a metà maggio era stato inviato al Ministero dell’Economia e delle finanze.

I nuovi Pir

La norma che è stata la più dibattuta è quella che obbliga i gestori dei Pir di nuova costituzione a investire una quota del paniere in fondi di VC. I Pir sono piani individuali di risparmio lanciati a inizio 2017 per offrire al pubblico indistinto un portafoglio focalizzato per un minimo del 70% su società italiane, di cui il 30% non quotate su Ftse/Mib: finora però PMI e startup, quelle che ne avrebbero dovuto beneficiare maggiormente, sono state pressoché escluse dagli investimenti. Nello specifico il provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale a inizio maggio stabilisce che la quota del 70% del valore complessivo del Piano di risparmio a lungo termine deve essere investita: per almeno il 5% del valore complessivo in strumenti finanziari, ammessi alle negoziazioni sui sistemi multilaterali di negoziazione, emessi da PMI ammissibili; per almeno il 5% in quote o azioni di Fondi per il Venture capital, o di Fondi di fondi per il Venture capital.

primo piano ragazza che guarda pc

Ciascuna PMI di questo gruppo non può ricevere un ammontare complessivo di risorse finanziarie a titolo di qualsiasi misura di aiuto per il finanziamento del rischio superiore a 15 milioni di euro. Il decreto ammette anche la possibilità di acquistare quote o azioni di una PMI non quotata o di un fondo di VC da un investitore precedente, ma solo in combinazione con un apporto di nuovo capitale pari almeno al 50% dell’ammontare complessivo dell’investimento.

Dunque, i Piani di risparmio costituiti a partire dal primo gennaio 2019 devono, senza gradualità, vincolare una quota pari al 3,5% dell’ammontare complessivo in quote o azioni di Fondi per il Venture capital o di Fondi di fondi per il Venture capital. I Pir hanno raccolto in due anni circa 20 miliardi di euro: facendo riferimento a quella raccolta l’afflusso di capitali sul VC ammonterebbe a 700 milioni di euro. Praticamente il valore dell’intero mercato.

Le detrazioni fiscali

A metà maggio è stato firmato da Mise e Ministero delle Finanze il Decreto relativo all’attuazione degli incentivi fiscali per investimenti in startup e PMI innovative: che stabilisce una detrazione del 30% sulla somma investita, per un massimo di un milione per le persone fisiche e di 1,8 milioni per le persone giuridiche. Inoltre, per una corporate che acquisisca una startup o una PMI innovativa al 100% e la detenga per un triennio, è prevista una deduzione Ires del 50%. Quest’ultima misura tende a eliminare un altro collo di bottiglia dell’ecosistema dell’innovazione: ovvero la carenza di exit, di realizzi dell’investimento che lo rendono redditizio (e dunque sensato per un investitore professionale).

L’effetto di tutte queste misure potranno spingere il valore del VC italiano sopra il miliardo di euro (forse vicino ai 2 miliardi), con una dimensione che lo avvicinerà a quella della Spagna (che già vale due miliardi), per mirare ai livelli dei cugini francesi, a quota 4 miliardi.

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