Imprese e innovazione: l’ISTAT ci spiega che…

Imprese e innovazione: l’ISTAT ci spiega che…

di Redazione

Internet ha senza dubbio stravolto il modo di fare business, sia per la nascita di un intero settore dedicato alle tecnologie ICT, che per le opportunità offerte dalla rete. Ma qual è lo stato dell’arte in Italia?

Internet ha senza dubbio stravolto il modo di fare business, sia per la nascita di un intero settore dedicato alle tecnologie ICT,che per le opportunità offerte dalla rete. Ma qual è lo stato dell’arte in Italia?

Il nostro Paese, si sa, è spesso frenato da lacci e lacciuoli burocratici di ogni genere; tuttavia, quando una rivoluzione vera incalza, nulla riesce per fortuna ad arginarla.
Molto interessante a riguardo risulta lo studio sulla “Innovazione delle imprese” pubblicato dall’Istat nel 2017.
Vediamolo punto per punto:

  • Nel triennio 2012-2014 il 44,6% delle imprese residenti in Italia con 10 o più addetti ha svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni.
  • Rispetto ai tre anni precedenti (2010-2012), la quota di imprese che innovano scende sensibilmente da 51,9 a 44,6% (-7,3 punti percentuali). Calo spiegato in parte rilevante dalla riduzione degli investimenti in innovazioni organizzative e in marketing.
  • La propensione innovativa è in netto calo fra le piccole imprese (41,3%, -8 punti percentuali dal triennio precedente), rispetto alle medie (64,9%, -3,9 punti percentuali), mentre è in contenuta crescita fra le grandi (83,3%, +0,8), per le quali l’innovazione si conferma una caratteristica strutturale.
  • L’Industria è ancora il settore più innovativo con il 50,5% di imprese con attività di innovazione, seguono i Servizi con il 42,2% e le Costruzioni con il 30,5%.
  • Il 31,9% delle imprese (contro il 35,5% del periodo 2010-2012) è stato impegnato in attività dirette all’introduzione di innovazioni di prodotto-processo (imprese innovatrici in senso stretto).
  • Il 3,4% delle imprese ha dichiarato di avere ancora in corso o di aver abbandonato i progetti di innovazione alla fine del 2014.
  • Si conferma la tendenza all’adozione di pratiche di innovazione di tipo integrato: il 45,6% delle imprese con attività innovative è stato impegnato nello sviluppo di nuovi prodotti-processi e contestualmente ha introdotto innovazioni organizzative o di marketing; il 46,5% delle imprese inovatrici in senso stretto ha innovato sia i prodotti sia i processi produttivi.
  • Nel 2014 le imprese italiane hanno investito complessivamente 23,2 miliardi di euro per le attività innovative di prodotto-processo, il 4,3% in meno rispetto al 2012. La Ricerca e Sviluppo (R&S) rappresenta quasi la metà della spesa complessiva.
  • La spesa sostenuta per le attività innovative di prodotto-processo è stata in media di circa 6.200 euro per addetto, in lieve diminuzione rispetto al 2012 (6.300 euro). I valori più elevati si sono registrati nell’industria (8.000 euro), in particolare nelle grandi imprese industriali (9000 euro).
  • Il 23,6% delle imprese innovatrici in senso stretto ha dichiarato di aver beneficiato di incentivi pubblici nel triennio 2012-2014 (era il 20,7% nel triennio precedente).
  • La capacità di innovare attivando forme di cooperazione con altri soggetti è ancora contenuta ma in rapido aumento: riguarda il 19,8% delle imprese (12,5% nel periodo precedente).
  • Dal Nord al Mezzogiorno si riduce la propensione delle imprese a innovare. Le regioni del Nord continuano a registrare una maggiore capacità innovativa; indipendentemente dalla composizione produttiva, aumenta il gap delle regioni meridionali con il resto del Paese.
  • L’innovazione è ancora fortemente concentrata sul territorio. Due terzi delle imprese innovatrici sono presenti in sole cinque regioni, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Le stesse contribuiscono ai tre quarti della spesa nazionale per l’ innovazione.

Solo le grandi imprese continuano ad innovare

Imprese e innovazione: l’ISTAT ci spiega che…

La prima evidenza è il calo delle imprese che innovano (51,9% nel 2010-2012 rispetto al 44,6% nel triennio 2012-2014).
Inoltre la propensione all’innovazione varia sensibilmente tra i settori di attività economica: nell’industria, le imprese del chimico-farmaceutico e quelle di computer e prodotti di elettronica sono tra le più innovative, mentre nei servizi la maggiore propensione all’innovazione è registrata nell’informatica, nel settore assicurativo, e, ovviamente, nel settore della ricerca e sviluppo.
Marcate differenze emergono a livello dimensionale: le grandi imprese continuano ad innovare e, in alcuni settori (soprattutto nell’industria), la loro capacità innovativa aumenta, seppur lievemente, nel tempo.

Prosegue il calo della spesa in innovazione

La spesa media per addetto è in lieve diminuzione rispetto al 2012. Sotto il profilo settoriale, la spesa per addetto varia notevolmente: al primo posto si colloca l’industria (8.000 euro per addetto), seguono i servizi (4.300 euro per addetto) e le costruzioni (2.800 euro per addetto). Le grandi imprese industriali sono quelle che hanno la spesa media per addetto più elevata (9.000 euro). In dettaglio, i valori di spesa più elevati si registrano nell’industria farmaceutica (20.000 euro), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (18.600 euro) e nell’industria ICT (18.100 euro). Nei servizi, la maggiore spesa per addetto è stata sostenuta dai settori Ricerca e Sviluppo (82.700 euro).

Gran parte dell’innovazione nasce da attività di Ricerca & Sviluppo

Imprese e innovazione: l’ISTAT ci spiega che…

La Ricerca & Sviluppo (R&S) è ancora la voce principale degli investimenti per l’innovazione, rappresenta quasi la metà della spesa complessiva in innovazione (40,8% relativo alle attività intra-muros e 8,8% relativo all’extra-muros), mentre gli investimenti in macchinari e altre tecnologie materiali coprono il 34,0%.
La parte restante della spesa è composta da investimenti immateriali, quali il design (6,1%), il marketing per il lancio di nuovi prodotti e la formazione del personale mirata per l’innovazione (complessivamente il 6,1%); l’acquisto di tecnologia immateriale come brevetti, licenze, know-how e servizi di consulenza (4,2%).

Settori differenti portano a differenze significative nella composizione della spesa

Nell’industria, la R&S rappresenta circa il 50% della spesa complessiva e in settori storicamente innovativi, come l’industria farmaceutica, l’elettronica, la meccanica e la fabbricazione di veicoli e mezzi di trasporto raggiunge (e in alcuni casi supera ampiamente) i due terzi del totale. Gli investimenti in macchinari e altre tecnologie materiali continuano ad essere, invece, la modalità innovativa prevalente in settori maturi o a elevate economie di scala. Coprono, infatti, i due terzi della spesa complessiva nell’industria del legno, carta e stampa, nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, nella fornitura di acqua e gestione dei rifiuti.

Sostegno pubblico soprattutto per le grandi imprese

Nel triennio 2012-2014 aumenta la quota di imprese beneficiarie di un sostegno pubblico per l’innovazione: è il 23,6% contro il 20,7% del periodo precedente.
A livello dimensionale, la frequenza delle imprese beneficiarie aumenta tra le grandi, salvo nelle costruzioni, dove la tendenza è opposta e vede le piccole imprese ricorrere maggiormente al sostegno pubblico. Il settore che ottiene più frequentemente forme di sostegno pubblico è l’industria: le imprese industriali beneficiarie sono il 27,1% contro il 19,3% nelle costruzioni e il 18,4% nei servizi.

Fotografia sull’innovazione

Da dove arriva l'innovazione? Non parliamo più tanto dell'azione geniale di singoli individui, ma oggi il processo innovativo deve essere istituzionalizzato e sistematico in ogni organizzazione.

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