Industria 4.0: il 90% delle PMI ignora la necessità di trasformazione

Industria 4.0: il 90% delle PMI ignora la necessità di trasformazione

di Laura Magna

Quasi il 90% delle PMI italiane ha ignorato la chiamata a partecipare alla quarta rivoluzione industriale. Nonostante le misure straordinarie che hanno consentito nel biennio che si avvia a conclusione di ottenere un ammortamento del 140% o del 250% sulle macchine o i software 4.0 introdotti nelle produzioni. E nonostante sia acclarato che questa mutazione sia la via obbligata per non soccombere nel mercato globale della competizione. A testimoniarlo è lo stesso ministero dello Sviluppo economico in un rapporto che fa un bilancio della situazione e che rivela che ben l’86,9% del totale delle imprese non ha ancora attuato alcuna trasformazione in chiave 4.0. Un dato impressionante.

Le imprese 4.0 secondo il MISE

Chi sono le imprese 4.0? Secondo il Mise - che ha condotto l’indagine su un campione di 23.700 realtà - quelle che utilizzano almeno una delle nove tecnologie abilitanti:

  • Cobot
  • Stampa 3d
  • Realtà aumentata
  • Simulazioni di sperimentazione e test virtuali, Nanotecnologie e materiali intelligenti
  • Integrazione orizzontale e verticale di dati e informazioni
  • Cloud
  • Big data/Analytics
  • Cyber Security
  • IoT

Ebbene, solo l’8,4% delle imprese del campione utilizza almeno una di queste tecnologie e appena il 4,7% ha in progetto investimenti ad hoc nei prossimi tre anni.

Industria 4.0: il 90% delle PMI ignora la necessità di trasformazione

Le piccole sono rimaste indietro

La nostra manifattura resta la seconda più importante d’Europa e la sesta del mondo, nonostante una perdita di valore di circa il 25% nei dieci anni della crisi. Ma è anche composta, per oltre il 90%, da micro-realtà, con meno di 10 addetti. Un dato che non è indifferente. Infatti, le imprese 4.0 con meno di 10 dipendenti sono solo il 6% e la quota aumenta progressivamente all’aumentare della dimensione:

già al di sopra dei 10 addetti le imprese 4.0 rappresentano il 18,4%, mentre tra le aziende tra i 50 e i 249 addetti si raggiunge il 35,5% dei soggetti, sino ad arrivare al 47,1% delle imprese con almeno 250 addetti

si legge nel rapporto. Ma non solo. Le micro imprese adorano per lo più tecnologie rappresentative dello sfruttamento intensivo di informazioni e dati (integrazione orizzontale o verticale delle informazioni, cloud, big data, analytics, etc.), mentre

l’impiego di robot collaborativi, delle stampanti 3D e delle simulazioni virtuali trovano una diffusione relativamente apprezzabile soltanto presso le imprese più strutturate, con percentuali che superano il 20% tra le imprese con oltre 250 addetti.

Una sola tecnologia non rende un’industria connessa

Il dato che dunque appare più preoccupante è che anche le industrie che il MISE definisce 4.0 sono ben lontane dall’adottare l’approccio olistico e pervasivo che il nuovo paradigma richiederebbe. Il 37,3% di queste aziende si avvale in realtà di una sola tecnologia (per lo più la stampa 3D) e il 25,1% di due che per la maggior parte, circa il 60%, sono tecniche di acquisizione o gestione dei dati. Nelle aziende con oltre 50 dipendenti, invece, la quota di quelle che hanno adottato almeno 4 tecnologie abilitanti sale al 60%. Ma in tutti i casi si tratta di qualcosa di molto diverso da un complesso sistema interconnesso che è quello che caratterizza il 4.0. Solo tra le aziende sopra i 50 addetti si rileva questa complessità: e oltre il 60% di esse utilizza almeno 4 tipologie di applicazioni 4.0.

Industria 4.0: il 90% delle PMI ignora la necessità di trasformazione

Perché gli imprenditori dovrebbero adottare le nuove tecnologie

Il MISE infine analizza i vantaggi dell'essere un'impresa 4.0. Innanzitutto, la propensione a crescere: il 36,2% ha assunto nuovo personale (contro il 16,4% delle imprese tradizionali) e la metà ha visto crescere il fatturato, mentre il 30% di quelle non 4.0 ne ha osservato una diminuzione. Ancora, in media le 4.0 sono più grandi (30,1 addetti contro 6,7) e hanno manager più qualificati (i laureati sono il 28,9% contro il 15%) e più giovani (il 43,6% di under 50 contro il 38,2%). Non solo. «La percentuale di imprese esportatrici nelle aziende 4.0 è circa 2,5 volte superiore». Insomma, chi resta arroccato nella tradizione e sceglie di non cavalcare la quarta rivoluzione, potrebbe davvero avere i giorni contati.

L'onda della quarta rivoluzione

Tutti i i vantaggi in numeri dell'essere un'impresa 4.0.

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