Fabio Moioli, Head Consulting & Services at Microsoft

L’intelligenza umana resta al centro | Intervista a Fabio Moioli, tra i massimi influencer mondiali nell’AI

di Laura Magna

Secondo qualcuno AI è la maggior rivoluzione nella storia dell’umanità: non so se sia davvero così ma so che porterà benefici enormi, perché può indirizzare nel giusto verso tanti problemi finora irrisolti, non solo nell’ambito industriale. L’AI può portare medicina di qualità nei Paesi del terzo mondo, migliorare le produzioni agricole, contribuire alla lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale: insomma, dare una svolta ai mega trend che condizionano la vita dell’umanità

A dirlo a MBL è Fabio Moioli, responsabile di Microsoft Consulting & Services e uno dei massimi esperti al mondo di intelligenza artificiale. Con lui abbiamo parlato del futuro delle smart technologies e del loro impatto su aziende e società.

Dottor Moioli, prima parliamo un po’ di lei: il suo nome campeggia in mezzo a quelli di Andrew Ng, Spiros Margaris, Fei-Fei Li, Martin Ford, Nigel Willson, nella lista dei top 25 influencer 2019 redatta da Marktechpost e nell’elenco Power 100 di Rise Global, solo per citarne qualcuno. Come si arriva così in alto?

Dico sempre ai colleghi che mi sento l’intruso, in mezzo a nomi di un altro pianeta. Posso dirle da dove vengo: sono nato a Bergamo, mi sono laureato in Ingegneria Informatica a Milano e Ingegneria delle Telecomunicazioni a Stoccolma; ho lavorato per molti anni in Scandinavia, Nord e Centro Europa, Stati Uniti e Canada. Prima di entrare in Microsoft, sono stato Vice President in Capgemini e Associate in McKinsey & Co. In Microsoft ho partecipato alla profonda trasformazione del gruppo, che lo ha portato a focalizzarsi sempre più sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di democratizzarla, rendendo disponibile all’ultima delle micro-imprese la stessa tecnologia di cui dispone la Nasa. Soprattutto sono un appassionato, convinto che l’intelligenza artificiale funzioni da amplificatore di quella umana e non sia in contrasto con essa.

AI in agricoltura coltivare frutta e verdura con robot

Il potenziale dell’intelligenza artificiale è enorme ma la tecnologia presenta un risvolto della medaglia: il pericolo che possa in realtà rendere inutile quella umana, funzionando da sua perfetta sostituta. Almeno questo è il pensiero dell’uomo della strada? Come lo rassicuriamo?

Quando sono arrivate le auto, tutte le persone che guidavano le carrozze e coloro che si occupavano di nutrire, curare, strigliare i cavalli hanno perso il lavoro e probabilmente nel breve-medio termine una classe di lavoratori rimpiazzati da AI scomparirà allo stesso modo. Ma questa è solo una visione parziale del fenomeno: in compenso, si creeranno tanti lavori nuovi per cui servono skill diverse. La sfida per il mondo del lavoro è entusiasmante: AI renderà in generale il lavoro più umano e bello. Perché non solo scompariranno le mansioni basse e ripetitive, ma anche i professionisti dovranno cambiare: l’architetto dovrà saper usare la realtà mista per la realizzazione dei progetti e gli studi di fattibilità, il medico non avrà più necessità di leggere radiografie o analisi, quello lo farà in maniera più efficace e precisa l’AI e dovrà sviluppare competenze che richiederanno sempre più il suo intuito, usare il pensiero laterale, confrontarsi con risorse internazionali, operare da remoto.

Però è necessario spingere sull’acceleratore della formazione, in Italia in particolare dove certo non brilliamo per competenze digitali…

La via è obbligata e passa per la riqualificazione delle persone e la valorizzazione del lavoro. Ovviamente perché tutto questo funzioni nel modo giusto sarà necessario l’apporto della politica. La paura non basta a fermare il cambiamento, bisogna prepararsi per non esserne travolti. Nel medio-lungo termine a fare la differenza saranno doti come empatia, intuizione, immaginazione, creatività, il gusto del bello. Peraltro si tratta di asset forti per l’Italia, cose che gli italiani sanno fare bene.

Esseri umani e robot che si toccano la mano - Creazione dell'intelligenza artificiale

Dal suo osservatorio privilegiato in Microsoft, che genere di valore aggiunto crede possa esprimere l’Italia nell’AI?

I progetti di Microsoft anche globali partiti dall’Italia e che poi sono stati estesi a tutto il mondo sono diversi. Nella telefonia, il chatbot Tobi di Vodafone, è in grado di riconoscere e interpretare il linguaggio naturale, di imparare dai propri ‘errori’ e di relazionarsi col cliente adattando l’interazione in base all’evoluzione della conversazione. Con la Business School del Polimi stiamo creando un mentor digitale che usa il machine learning per orientare gli studenti in base ai propri obiettivi di carriera, fornendo loro informazioni con un livello di dettaglio e una qualità impossibile da trovare con una semplice ricerca in rete: anche in questo caso si tratta di un caso di scuola di rilievo internazionale. Con Cnh, ancora, stiamo sviluppando una piattaforma orizzontale che, a partire dall’analisi dei dati raccolti durante il funzionamento dei veicoli, consentirà agli utilizzatori di monitorare parametri che vanno dalla meccanica interna allo stile di guida, beneficiando di una manutenzione proattiva e migliorando così il tempo di operatività complessiva del veicolo. A corredo, saranno sviluppati dei verticali, per esempio per i trattori: lo scopo sarà fornire all’agricoltore indicazioni sul momento ideale per effettuare la raccolta, su tempi e quantità di acqua e concime da utilizzare, con effetti benefici sul suo rendimento e sull’ambiente.

Si tratta però di corporate. Cosa ci dice delle PMI?

Spesso nelle PMI c’è una consapevolezza medio bassa con tante aziende che sanno poco dell’AI e l’associano più alla fantascienza che a reali possibilità. Tuttavia, quando l’imprenditore comprende cosa è sul serio, magari accelera e la usa meglio di tante realtà estere. E non è un caso che in Italia ci siano tanti progetti tra i più interessanti del mondo: la speranza è che queste eccellenze facciano da role model per gli altri.

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