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Le fatture elettroniche piacciono alle imprese italiane: il bilancio dei primi sei mesi

di Laura Magna

Fatture elettroniche, sei mesi dopo. Com’è andata? Un primo bilancio lo ha prodotto il Politecnico di Milano, nell’Osservatorio sulla Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b. A fine giugno erano state inviate 854 milioni di fatture da 3,2 milioni di imprese, ovvero il 64% delle Pmi italiane e l’8% in più dei 2,8 milioni di quelle soggette all’obbligo. Non solo: appena il 3% dei documenti inviati è stato scartato dal sistema SDI perché non conforme. Insomma, un vero successo: che indica da un lato una certa maturità delle imprese italiane, capaci di andare anche oltre l’obbligo normativo e dall’altro la capacità di fare le cose in maniera corretta.

Nel frattempo dal primo luglio è entrato in vigore anche l’obbligo dello scontrino elettronico, ovvero l’obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi giornalieri per i titolari di partita Iva che esercitano attività di commercio al minuto e hanno un volume d’affari superiore a 400mila euro. La norma si estenderà applicandosi a tutti dal primo gennaio 2020.

I numeri dei primi sei mesi di fatturazione elettronica

Ma vediamo più in dettaglio i numeri. Delle oltre 850 milioni di fatture inviate, sono rivolte a imprese il 54%; alla PA il 2% e a privati il 44%. Quasi due terzi delle fatture inviate provengono dai settori del commercio all’ingrosso e al dettaglio (28%), utility (19%) e servizi (17%). Più della metà delle fatture è stato inviato da aziende con sede in Lombardia (34%) e nel Lazio (22%), solo il 12% viene dall’area Sud e Isole. Nel primo Osservatorio realizzato dall’Università milanese, i benefici ottenibili dalla fatturazione elettronica erano stati stimati in termini di risparmi di costi che per singolo documento variavano tra i 2 e i 65 euro a seconda dell’efficienza del processo adottato e del grado di digitalizzazione dell’azienda.

Nell’ultima edizione del report risulta che, secondo un sondaggio condotto presso un campione significativo delle imprese che emettono e documenti in xml, oltre metà ha ottenuto benefici sul processo di ricezione e il 30% ha ottenuto dei miglioramenti anche in fase di invio. Più in particolare, i maggiori benefici hanno riguardato il processo di ricezione delle fatture, indicati da oltre metà delle imprese, come la maggiore velocità della registrazione delle fatture (indicato dal 33% delle grandi imprese e dal 31% delle PMI), la semplificazione della fase di verifica della fattura (21% del campione) e del processo di approvazione del pagamento (20% e 14%). Fra le opportunità per le imprese emergono in particolare la possibilità di accedere a nuovi flussi di dati utilizzabili per migliorare i processi aziendali, digitalizzare altri documenti e dare impulso all’adozione di strumenti digitali nelle transazioni fra imprese.

Insomma, qualcosa che va ben oltre i pagamenti in sé. Anche se, pure su quel fronte la novità normativa porta interessanti vantaggi che possono migliorare l’intero ecosistema e non solo l’operatività della singola azienda: si sono osservati riduzioni nei tempi di pagamento (19% per le grandi imprese e 14% per le PMI) e la più rapida riconciliazione dei pagamenti (25% e 19%). Maggiori i benefici di coloro che hanno una dotazione tecnologica adeguata (ad esempio ERP, software di Supply Chain Management o di amministrazione, finanza e controllo), percepiti da 56% delle aziende “digitali” contro il 51% di quelle non digitali”.

fatturazione elettronica

Accorciare i tempi di pagamento fa crescere le Pmi

Che il miglioramento dei tempi di pagamento sia cruciale per la nostra economia è noto. Secondo i dati, pubblicati a luglio 2019 da Intrum Justitia nello European Payment Report , la maggior parte delle aziende italiane (65%) ritiene di essere già in recessione e l’11% se la aspetta tra un anno. Per difendersi, il 55% di esse pensa di ridurre le spese contro una media europea di 45%.I termini di pagamento lunghi rappresentano un importante problema per il 71% del campione intervistato, mentre il dato europeo è del 50%. Il 70% del campione ritiene anzi che la lunghezza dei termini di pagamento sia il vero problema delle aziende italiane, un problema che neanche i termini di pagamento concordati risolvono. Ai consumatori italiani le aziende offrono in media 27 giorni per pagare (la media europea è di 21) mentre se si passa al B2B la media è pari a 44 giorni (media UE di 34). Ma è con la PA che le cose peggiorano: in Italia al settore pubblico vengono offerte dilazioni fino a 56 giorni (media europea di 33). Ma la realtà dei fatti è diversa: le imprese italiane vengono pagate in media in 29 giorni dai consumatori, in 48 giorni dalle altre imprese ed in 67 giorni dal settore pubblico (il dato del 2017 era pari a 104 giorni, interessante notare il miglioramento). Un vero disastro per cui siamo anche sotto osservazione dalla Commissione europea che ha emanato una Direttiva volta a risolvere questo problema o, almeno, a diminuirne l’impatto.

I benefici futuribili (se si va oltre la norma)

Se è vero che sei mesi sono pochi per avere davvero percezione dei benefici a tutto tondo sugli impatti della fattura elettronica

— commenta Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b —

non si può negare che in chiave prospettica si aprano ampie opportunità per le imprese. Dalla possibilità di operare su dati strutturati ed elaborabili del ciclo passivo, migliorando la gestione della tesoreria, il credit management e il controllo di gestione, alla digitalizzazione di processi documentali interni – per esempio il ciclo dell’ordine - aumentando l’efficienza aziendale e la sua competitività; dalla possibilità di ottenere più velocemente finanziamenti sulle fatture da parte di piattaforme dedicate alla supply chain finance al miglioramento dei rating sui fornitori, grazie a una maggiore integrazione dei dati del ciclo passivo con quelli delle fasi pre-negoziali. Ciò che mi preme sottolineare, è che non bisogna fermarsi all’adempimento normativo, ma guardare oltre.

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E, per fortuna, sembra che le nostre aziende in molti casi lo stiano facendo. Soprattutto le Pmi che hanno reagito all’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica o cogliendone le opportunità, anche attraverso il ridisegno dei processi aziendali, oppure vivendo il cambiamento come mera imposizione normativa, limitandosi a conformarsi alle disposizioni di legge. L’Osservatorio ha indagato anche i principali fattori che scoraggiano le PMI a intraprendere un percorso di digitalizzazione e le leve che, al contrario, hanno spinto le PMI più digitali. Il primo scoglio è spesso legato alla mancanza di interesse, fiducia e cultura digitale dell’imprenditore: non riuscendo a percepirne i benefici, vede la digitalizzazione come una problematica in più da affrontare, sia in termini di competenze che di costi. Nelle PMI non digitali è evidente, inoltre, l’assenza di progettazione a lungo termine, alla quale si aggiungono la cronica mancanza di un presidio organizzativo e regolare sull’innovazione, che esuli da quella di prodotto, e la difficoltà a mettere in discussione processi lavorativi consolidati. Nelle PMI digitali, al contrario, l’imprenditore guarda positivamente al cambiamento, il continuo aggiornamento e il confronto con altre realtà permettono di percepire nuovi potenziali benefici per l’azienda e c’è una maggiore attenzione alla formazione.

Italia, avanguardia d’Europa

L’Italia è stato il primo Paese in Europa ad adottare l'obbligo generalizzato di fatturazione elettronica – con l’unica eccezione del Portogallo (a cui però ci si arriva per imposizione della Troika nel 2013, in piena crisi del debito sovrano). Il primo Paese nel mondo a pensare a questo genere di legge era stato invece nel 2003 il Cile, che aveva la l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale: i risultati furono così esaltanti che a ruota seguirono Messico e Brasile, e poi negli anni Argentina, Peru e Colombia. Come effetto collaterale l’introduzione delle fatture elettroniche ha avuto in America Latina da un lato l’efficientamento del mercato, con costi e tempi di lavorazione dei documenti molto ridotti rispetto alla procedura manuale, e la creazione di un mercato FinTech specializzato nell’invoice trading. Il nostro Paese, dunque, si presta a fare da apripista in Europa di quella che appare in maniera evidente come la nuova frontiera dei pagamenti tra imprese. Una strada che si annuncia lunga e accidentata, ma che è colma di opportunità

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