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Tutto quello che c’è da sapere sul pacchetto 2020 per la digitalizzazione delle imprese

di Laura Magna

Siamo in piena emergenza sanitaria e di certo non è il momento ideale perché le imprese investano. Ma la crisi passerà e si dovrà tornare a lavorare di più e meglio di prima. Investire e innovare sarà ancora più cruciale. In previsione di ciò MyBusinessLab ha chiesto a un consulente fiscale di spiegare come funzionano le nuove regole di Industria 4.0, che nel 2020 sono cambiate del tutto rispetto ai tre anni precedenti. Fin dal nome: il pacchetto proposto dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli si chiama Transizione 4.0 e innanzitutto sostituisce a iper e super ammortamento il credito di imposta sugli investimenti in digitalizzazione e rinnovamento dell’apparato produttivo, con due effetti. Il primo è una lieve riduzione delle dimensioni del beneficio, il secondo è un sensibile aumento della visibilità sui tempi di fruizione delle agevolazioni. Inoltre, essendo pensate per le pmi, le nuove norme presentano meccanismi molto più snelli e semplici rispetto al passato.

Il bilancio finale è positivo: si tratta di una riforma migliorativa

dice a MBL Andrea Pirola, partner dello studio indipendente di consulenza tributaria, fiscale e legale Pirola Pennuto Zei, 10 sedi in Italia e 4 all’estero (Londra, Pechino, Shangai e Hong Kong).

scritta industria 4.0

Cosa cambia con il credito d’imposta

Allora cosa cambia rispetto all’anno scorso per le imprese che si digitalizzano? Innanzitutto la Legge di Bilancio 2020 trasforma l'agevolazione da deduzione extra contabile dalla base imponibile, a un credito di imposta utilizzabile in compensazione per il versamento di debiti tributari in cinque rate annuali. Prima invece il beneficio veniva spalmato su una serie di anni variabile in base all’aliquota di ammortamento applicabile per il bene acquistato. Un’aliquota di ammortamento del 10%, per esempio, poteva essere recuperata in dieci anni: aver unificato il periodo di fruizione rappresenta, secondo Pirola,

una semplificazione interessante per l’azienda che può valutare con maggior precisione il ritorno finanziario dell’investimento.

Inoltre il credito di imposta sarà fruibile immediatamente per il pagamento di debiti tributari, attraverso l’F24 e in anticipo rispetto a quanto avveniva con l’iper ammortamento. Il credito è del 40% per investimenti fino a 2,5 milioni e del 20% tra 2,5 e 10 milioni. Gli investimenti superiori non sono agevolabili (il limite precedente era di 20 milioni).

Con super e iper ammortamento per calcolare il beneficio si teneva conto dell’aliquota di imposta Ires/Irpef applicabile, che dava luogo a un incentivo mediamente più elevato. Questo è però bilanciato dai maggiori vantaggi finanziari, soprattutto a favore delle pmi

spiega Pirola. Il passaggio fa sì che

l’agevolazione sia utilizzabile anche per società in perdita fiscale dal punto di vista Ires/Irpef. È un dato rilevante perché di fatto apre alle start-up, tipicamente in perdita perché affrontano ingenti investimenti, e consente loro di avere un immediato vantaggio in termini di cassa.

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L’acquisto di software e le altre agevolazioni

Inoltre, è previsto un credito di imposta del 15% annuo per l’acquisto di software, fino a un massimo di 700mila euro di spesa. Si tratta, secondo Pirola di una

importante novità, perché non è più richiesto che la società abbia effettuato investimenti iperammortizzabili in hardware per accedere ai benefici sul software. È un passo avanti, perché l’Agenzia delle entrate aveva già confermato che non fosse necessario che software e bene materiale fossero correlati, e questo rendeva di fatto questo limite forzato.

Ancora, vale la pena sottolineare anche le modifiche agli incentivi per i beni strumentali diversi da quelli abilitanti Industria 4.0 e software: essi godono del credito di imposta del 6% all’anno per cinque anni, con un limite di 2 milioni di euro di spesa, mentre auto, immobili e beni con aliquota d’ammortamento inferiore al 6,5% non ricadono in alcun beneficio.

Sono state modificate, infine, le regole sul credito di imposta per la ricerca e sviluppo. Anche in questo caso si tratta di un cambiamento migliorativo secondo Pirola in quanto il beneficio del 12% su una soglia di 3 milioni all’anno

non si applica più alla sola parte incrementale di spesa rispetto al triennio di riferimento (2012-2014), ma all’intera spesa effettuata nell’anno.

Ricade nell’incentivo, con un valore del 6% su un massimo di 1,5 milioni, anche la ricerca in attività di innovazione, che se riguarda un miglioramento di prodotto o processo mirato alla sostenibilità ecologica o alla transizione digitale, sale al 10%. Secondo la legge di Bilancio, le nuove regole riguardano i beni acquistati dal primo gennaio 2020 alla fine di giugno del 2021, per gli ordini emessi e pagati per un anticipo del 20%, entro il 31 dicembre 2020. Ai beni acquistati nel 2019 e consegnati nel primo semestre 2020 si applica ancora, invece, l’iper ammortamento. Questo potrà creare qualche confusione e sovrapposizione. Ma non sarà certamente sufficiente a spaventare le nostre pmi.

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