AI Europa

L’UE lancia una strategia per l’Intelligenza artificiale

di Laura Magna

Come il motore a vapore o l’elettricità in passato, AI sta trasformando il nostro mondo, la nostra società e la nostra industria.

Con queste parole inizia il manifesto con cui l’Ue lanciava, ad aprile 2018, la strategia per un mercato unico dell’AI,, con uno stanziamento di 20 miliardi entro il 2020 e altri 20 all’anno nei tre anni successivi per sviluppare un ecosistema virtuoso che tenga conto di tutti gli aspetti necessari: la tecnologia, la formazione, un nuovo quadro etico e normativo. Di certo, la prima cosa da fare è colmare il gap tecnologico rispetto a Usa e Cina: per trovare un po’ di Europa nella classifica dei supercomputer Top 500, bisogna arrivare al quinto posto, dove c’è un pc svizzero capace di elaborare 21,2 petaflops (21,2 milioni di miliardi) di operazioni al secondo. Ben lontano dalla top three: dove figurano Summit dell’Oak Ridge National Laboratory (143,5 petaflops di potenza) e Sierra, sviluppato al Lawrence Livermore National Laboratory (94,5 petaflops, sopra i 93 del cinese Sunway TaihuLight). In parallelo, sarà necessario lavorare intensamente sulla formazione delle persone che dovranno lavorare in un mondo dominato da AI e sulla riqualificazione di quelle che dal mondo del lavoro usciranno.

Le competenze che mancano all’Italia

Secondo la Strategia per le Competenze dell’OCSE,

l’espansione nell’utilizzo di nuovi strumenti interconnessi e dispositivi digitali così come la raccolta, disponibilità e utilizzo di dati nei processi industriali e produttivi sta ponendo importanti sfide ai lavoratori di tutti i Paesi Ocse. Le sfide della digitalizzazione sono ancora più importanti in un contesto, come quello italiano, fatto di piccole e medie imprese a basso contenuto tecnologico ed esposte alla competizione internazionale.

Per l’Italia il contesto è particolarmente sfidante: nel 2018, il Digital economy and society Index (DESI), che misura il livello di competenze digitali nei Paesi dell’Unione mostrava l’Italia in 24esima posizione, ovvero quart'ultima seguita solo da Bulgaria, Grecia. Alla carenza di competenze digitali si aggiunge una generale inadeguatezza delle competenze di base: il PIAAC (l’indice delle competenze degli adulti):

solo il 3,3% degli adulti italiani raggiunge livelli di competenza linguistica 4 o 5 – i più alti – contro l’11,8% nella media dei 24 paesi partecipanti e il 22,6% in Giappone, il paese in testa alla classifica. Inoltre, solo il 26,4% raggiunge il livello 3 di competenza linguistica. Per quanto riguarda le competenze matematiche, solo il 4,5% degli adulti italiani ha competenze di livello 4 o superiori,

scrive l’Ocse. Un dato importante perché è ciò che intrappola l’Italia "in un low-skills equilibrium, un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese". Insomma, c’è tanto da fare sul fronte della formazione, non solo digitale, degli italiani.

AI industria robot di saldatura e nastro trasportatore in fabbrica automatizzata

L’Ai italiana: un mercato appena nato

Per tornare all’AI, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato domestico dei progetti di Artificial Intelligence è nella sua fase appena embrionale: vale 85 milioni di euro. I mercati affini degli assistenti vocali intelligenti e dei robot autonomi e collaborativi hanno rispettivamente un volume di 60 e 145 milioni di euro. Tuttavia le imprese italiane hanno ancora scarsa consapevolezza delle reali opportunità connesse. Solo il 12% delle medio-grandi imprese ha concluso un progetto AI in Italia e di queste il 68% è soddisfatto dei risultati. Ma a fronte di una media come spesso accade mediocre il nostro Paese non manca di esprimere eccellenze di tutto rilievo anche nell’AI, capaci di competere con i colossi internazionali in tutte le maggiori classifiche globali.

Cogito di Expert System, la piattaforma capace di studiare

Un esempio è senza dubbio Expert System, azienda modenese fondata negli anni Novanta, che dopo aver realizzato il correttore automatico di Word in italiano - proto-applicazione del machine learning con cui tutti abbiamo avuto a che fare – ha lavorato per Lloyd’s of London, Intesa Sanpaolo, Chevron, Eni, Sanofi e persino il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Fornendo loro la piattaforma Cogito, capace di

leggere e sintetizzare documenti non strutturati, seguendo lo stesso processo cognitivo di una persona, ma scalato all’ennesima potenza

dice il ceo Stefano Spaggiari. Alla base c’è la costruzione di una solida base cognitiva attraverso un processo che costa 350 anni uomo. Il risultato è un grafo in cui è rappresentata la conoscenza umana: dove i nodi sono i concetti (tavolo, sedia, sala riunioni) e le sinapsi le relazioni tra i concetti, (le sedie si accostano al tavolo, che può stare in un ufficio o in cucina; o è un concetto astratto come il tavolo delle trattative). In tutto Cogito conosce 2 milioni di concetti con 6 milioni di connessioni in 14 lingue. Insomma, una rete neuronale in tutto simile a quella che sviluppiamo nella nostra esperienza di vita, quando apprendiamo.

scritta AI intelligenza artificiale

Il marketing empatico di Neoesperience

In tutto simile è l’addestramento usato, a partire dalle informazioni sul comportamento raccolte attraverso i touchpoint digitali (siti web, app e social) per la piattaforma di Neoesperience, società milanese che si occupa di marketing empatico e che è stata fondata da Dario Melpignano, cresciuto alla corte di Steve Jobs:

La digital customer experience tradizionale tiene conto solo di dati come età anagrafica, posizione geografica, ultimi acquisti: traccia un profilo sfocato del cliente, che non contempla emozioni, aspettative e preferenze. La piattaforma Neosperience Cloud invece utilizza l’intelligenza artificiale e l’analisi psicografica per tracciare profili ben definiti e in questo modo offre alle aziende la possibilità di proporre una esperienza digitale su misura, coinvolgendo e fidelizzando i clienti in un modo nuovo e molto più efficace. Accrescendo il valore del brand.

Della piattaforma si stanno servendo EsserBella, nel settore della cosmetica, il produttore di agendine Moleskine e Vivisol, nel comparto sanitario. Ma non è solo sul business che Melpignano vuole incidere:

La nostra società globale manca di empatia, recuperarla nel digital è un pretesto per dare un contributo a un livello anche diverso e più alto.

E in effetti questo è lo spirito di tutti coloro che si occupano di AI.

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