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Yolo, la startup italiana che promette di rivoluzionare le assicurazioni europee con l’on demand e il pay per use

di Laura Magna

Il mondo delle assicurazioni italiano arriva buon ultimo alla meta della rivoluzione digitale. Al traguardo si presenta Lokky, il primo broker di digital insurance che indirizza coperture ad hoc per gli oltre 6 milioni di piccoli imprenditori domestici (lo cita Crunchbase). E poi, già operativo sul mercato, c’è Yolo, startup innovativa iscritta al Rui come intermediario assicurativo dall’ottobre 2017, oltre 7 milioni ottenuti dal Vc in tre round. Del modello di business e della rivoluzione che promette abbiamo parlato con Simone Ranucci Brandimarte che l'ha fondata con Gianluca De Cobelli nel 2018.

Il nostro obiettivo è introdurre nel mondo insurance il concetto dell’on demand, ormai predominante in diversi settori, primo fra tutti l’informatica

dice Ranucci Brandimarte.

digitare al computer

Nel mondo, secondo Juniper Research, i premi assicurativi generati dall’Insurtech oggi valgono 187 miliardi di dollari e potrebbero raggiungere quota 406 miliardi entro il 2023. Ma in Italia la distribuzione avviene ancora prevalentemente attraverso i canali tradizionali: lo rileva Ivass, che dei canali digitali non fa cenno e indica che per i prodotti Vita la distribuzione si svolge prevalentemente attraverso sportelli bancari e postali (58,8% del totale di 107 miliardi di euro nel 2018), seguiti da brokers e agenzie. E per i danni (38 miliardi di euro) attraverso le Agenzie con mandato (70,7% del totale e l’84% della Rc auto); seguita da brokers e sportelli.

Ed è per questo che arriva la rivoluzione di Yolo: in cosa consiste?

Offriamo servizi di intermediazione assicurativa digitale con prodotti che elaboriamo insieme alle compagnie in tutti i rami meno che nel Vita e ci poniamo come abilitatore tecnologico dei maggiori gruppi assicurativi e bancari. Il business assicurativo tradizionale ha tre bug: il primo è che è ancora, al 95%, intermediato da canali tradizionali, ovvero canali fisici non digitali. Il secondo è che le compagnie non hanno molte informazioni sull’utente finale che è gestito dagli intermediari. Il terzo punto di debolezza è, dunque, che esiste un sostanziale scostamento dell’offerta rispetto al consumatore digitale che vuole trasparenza, pay per use, flessibilità. Yolo nasce per aiutare il mondo assicurativo ad allinearsi alle esigenze del nuovo consumatore. Siamo partiti con la branch italiana della yankee Chubb e oggi tra i nostri partner ci sono le maggiori compagnie assicurative italiane. Abbiamo creato un modello di profilazione basata su AI che ci permette di lavorare sui dati (sia di tipo demografico, sia comportamentali, sia di proximity) del cliente e, tramite algoritmi sviluppati in house, di associare un prodotto a un profilo. Tramite l’app dedicata è possibile sottoscrivere prodotti instant e pay per use su base giornaliera o mensile in quattro aree: viaggi, beni da proteggere, persone da proteggere e salute.

Yolo Assicurazione
Yolo Facebook

Lei viene dal mondo delle dot.com. Ci racconta la sua storia?

Sono un imprenditore seriale: tra i fondatori del gruppo Buongiorno, che oggi crea e distribuisce contenuti multimediali per oltre 130 telecom (ed è stato acquisito dalla nipponica Dtt docomo); di Glamoo, una delle prime realtà del mobile commerce, poi ceduta a Seat Pagine Gialle. O ancora Digitouch, gruppo specializzato nel Mar-Tech, tecnologie di marketing e comunicazione a supporto delle vendite, quotata su Aim dal 2015. Nel 2018 è arrivata Yolo. Siamo arrivati a gennaio 2019 a fare un round di finanziamento da 5 milioni di euro guidato da Banca Intesa.

Come userete queste risorse?

Le useremo per accelerare lo sviluppo tecnologico della piattaforma e per avviare il piano di internazionalizzazione con focus su Spagna, Germania ed Est Europa e che prevede anche M&A. L’obiettivo è arrivare a 100mila clienti per un fatturato di due milioni di euro entro il 2020. Il viaggio tuttavia è appena iniziato: siamo ancora una startup innovativa e contiamo di poter accedere a nuovi capitali nel corso del 2020. Il nostro valore aggiunto è l’accesso ai dati: la gestione dei dati è l’elemento chiave, perché ci rende capaci di stimolare la domanda del consumatore finale verso nuovi prodotti. Per esempio, se un utente acquista una bici, siamo in grado di arrivare sul suo device proponendogli un’assicurazione che lo copra dai rischi dei danni subiti durante la circolazione su strada; oppure una polizza che lo copra contro il rischio danni provocata da animali domestici, perché registriamo che ha un cane di grossa taglia; polizze collegate all’acquisto di passeggini per neonati; polizze per i danni sugli sci; assicurazioni in caso di viaggio. Non c’è limite se non la fantasia.

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